Può sembrare strano, ma questo primo articolo sulla “Rivista del Lunedì” lo voglio dedicare al debito pubblico italiano. L’argomento fa parte delle tante panzane dei governi di centrodestra, di cui parla anche Guglielmo, nel suo articolo di oggi, “A Dio piacendo”.

Quello italiano è un debito pubblico rilevantissimo. Ha raggiunto, al 30 giugno 2011, i 1.931 miliardi di euro. Il 20% in più della ricchezza nazionale prodotta nello stesso anno. In buona sostanza, ogni italiano, appena nato o ultraottantenne, ha sul groppone un debito di oltre 32.000 euro. Gli interessi che paghiamo ogni anno su questo debito ammontano a più di 70/80 miliardi di euro.

È, quindi, di un qualche interesse capire quando e per colpa di chi si è formato questo debito gigantesco. Se ponessimo la domanda all’on. Berlusconi (ma lo stesso vale per Tremonti, Brunetta, Sacconi e tanti altri), la risposta sarebbe scontata: <<questo debito io l’ho ereditato. Lo hanno fatto gli altri, durante la prima Repubblica>>. Che lo dica Berlusconi e compagnia cantando non mi sorprende. È invece curioso che lo ripetano anche tanti economisti e giornalisti radiotelevisivi e della carta stampata.

Chi ha rimesso le carte a posto è stato il giornalista economista Oscar Giannino, che ha fatto un po’ di conti, che è bene far conoscere. Il debito pubblico che ci ha lasciato la prima Repubblica ammontava a 795 miliardi di euro. A prezzi attuali, ovviamente. Ci riferiamo al periodo che va dal 15 luglio 1946 (1° governo De Gasperi) al 28 giugno 1992 (7° governo Andreotti).

Durante la prima Repubblica il debito pubblico giornaliero è stato di poco più di 47 milioni di euro (795 miliardi in 46 anni).

Dal 1° luglio 1992 al 30 giugno 2011, il debito pubblico è cresciuto di 1.136 miliardi di euro. In 19 anni è più che raddoppiato.

La seconda Repubblica ha fatto, dunque, assai peggio della prima, checché ne dicano i vari corifei del centrodestra.

I primi anni della seconda Repubblica furono drammatici. Essi furono caratterizzati dallo scoppio di una violenta crisi valutaria e finanziaria. La lira fu svalutata notevolmente e fu costretta ad uscire temporaneamente dal Sistema Monetario Europeo.

Con i governi Amato e Ciampi, che furono chiamati a gestire una fase difficilissima, e non solo sul piano economico, il debito aumentò in quantità consistente, passando da795 a994 miliardi di euro. Ogni giorno il debito crebbe di 285 milioni di euro.

Nel 1994 vinse le elezioni il centrodestra e si formò il 1° governo Berlusconi. La campagna elettorale del cavaliere si era svolta, come del resto tutte le successive, all’insegna della rivoluzione liberale, della riduzione del debito pubblico e della spesa pubblica improduttiva, della riforma fiscale (le famose due aliquote). Gli stessi problemi di oggi.

Ebbene, col 1° governo Berlusconi durato 252 giorni (dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995) il debito è cresciuto di 330 milioni di euro al giorno. Record assoluto di tutti i tempi.

Per il resto, andò così:

Governo Dini, durato 486 giorni (dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996), il debito giornaliero scese a 207 milioni;

Primo governo Prodi, durato 887 giorni (dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998), il debito giornaliero scese ulteriormente a 96,2 milioni;

Governo D’Alema, durato 552 giorni (dal 21 ottobre 1998 al 25 aprile 2000), il debito scese a 76,3 milioni di euro al giorno. Il più basso della storia della Seconda Repubblica;

Governo Amato, durato 412 giorni (dal 25 aprile 2000 all’11 giugno 2001), il debito crebbe a 124,5 milioni giornalieri;

Secondo e Terzo governo Berlusconi, durati 1.800 giorni (dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006), il debito rimase a quota 124,3 milioni al giorno;

Secondo governo Prodi, durato 723 giorni (dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008), il debito scese a 97,5 milioni giornalieri;

Quarto governo Berlusconi (e speriamo anche l’ultimo), durato 1.256 giorni (dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011), il debito è risalito a 217,8 milioni di euro al giorno.

In conclusione, i governi di centrodestra sono quelli che hanno fatto crescere di più il debito pubblico.

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