Confesso di non avere particolari competenze per schierarmi, in modo convinto, pro o contro il TAV, cioè l’Alta Velocità, il famoso corridoio ferroviario Torino – Lione.

Tuttavia, ho l’impressione che le risposte che vengono da parte di certa politica non siano all’altezza dei problemi che le popolazioni della Valle stanno ponendo da tempo. A chi pone problemi di costi, di utilità, di inquinamento, di ricadute negative sulla salute delle persone legati alla realizzazione di quest’ora, non si può rispondere, come fa il Presidente della Regione Piemonte, il leghista Cota, <<La Tav apre il Piemonte e tutto il sistema Paese all’Europa; prima di tutto è un’apertura psicologica, di prospettiva>>. Ha avuto facile gioco Marco Travaglio su Servizio Pubblico di giovedì scorso a ridicolizzare posizioni come queste. << Più che psicologica sembrerebbe [un’apertura] psichiatrica, visto che il Piemonte è collegato all’Europa e alla Francia, visto che il traforo del Frejus l’hanno inaugurato nel 1871, all’insaputa di Cota, naturalmente>>.

Ci sarebbe, invece, bisogno di risposte argomentate, di merito, suffragate da fatti inoppugnabili.

Scrive Scalfari, su La Repubblica di Domenica scorsa, che <<tutte le indagini geologiche, economiche, ambientali, impiantistiche che dovevano essere fatte son state fatte>>. È così? Può darsi.

Ma c’è chi chiede un ripensamento del progetto sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali molto precise e documentate.

Non si tratta delle richieste di pericolosi estremisti o di valligiani ignoranti e antiprogressisti, ma di scienziati, tecnici, esperti, professori universitari, che hanno sottoscritto, qualche settimana fa, un Appello rivolto a Mario Monti, che pubblichiamo su questa Rivista e che meriterebbe, a mio giudizio, una risposta pubblica molto puntuale.

E poi rimangono interrogativi di un certo peso. Non c’è il rischio di scavare non soltanto un tunnel per fare passare la ferrovia, ma soprattutto un pozzo senza fondo dove scompariranno ingenti risorse degli italiani? I dati parlano chiaro. La tratta ad alta velocità Tokio-Osaka (550 Km) è costata 9,3 milioni di euro a chilometro; la tratta Parigi-Lione (417 Km) 10,2; la tratta Madrid-Siviglia (470 Km) 9,8. La tratta Torino-Napoli (589 Km) è costata 60,8 milioni di euro a chilometro; la Milano-Bologna (182 Km) 53; la Bologna-Firenze (78 Km) ben 96,4. Quanto costerà effettivamente quest’opera? Si dice 8 miliardi di euro nell’ipotesi minimale, 18-20 miliardi nell’ipotesi massimale.

Sarà così? Qualche dubbio esiste se guardiamo un attimo la tabella sottostante.

 

I costi dell’Alta Velocità in Italia

Le cifre indicate sono espresse in MILIONI DI EURO

Tratte AV/AC

Costi previsti nel 1991

Dati e stime ufficiali 2005

AUMENTO %

Napoli-Roma

1.994,00

5.600,00

181%

Roma-Firenze

51,00

400,00

684%

Firenze-Bologna

1.074,00

5.400,00

403%

Bologna-Milano

1.482,00

6.700,00

352%

Milano-Torino

1.074,00

7.100,00

561%

Milano-Verona

1.125,00

4.700,00

318%

Verona-Venezia

869,00

3.900,00

349%

Milano-Genova

1.585,00

4.720,00

198%

TOTALE

9.254,00

38.520,00

316%

 

La tabella è tratta da un articolo di Attililio Giordano da Il Venrdì di Repubblica del 3 marzo 2006. I costi lievitano mediamente di oltre il 300%.

E ancora: si riuscirà a tenere lontano dagli appalti le organizzazioni mafiose? ed a impedire che l’opera sia oggetto della famelica cupidigia di politici e burocrati nostrani?

Speriamo che i tecnici al governo sappiamo dare risposte convincenti.

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