Non è certo un buon momento per la politica, per i politici e per quanti considerano l’attenzione ai fatti politici uno degli aspetti fondanti della propria cittadinanza. Con gli episodi di corruzione vengono riempite le pagine dei giornali, le televisioni intervistano gli accusati con facce sempre più stupite, gli episodi si accavallano finendo con il delineare un quadro di malversazioni, o di semplici “approfittare”, che ben poco ha da invidiare al periodo di “mani pulite”; con una differenza: che un “capo” – allora – “non poteva non sapere” ciò che facevano i quadri intermedi; oggi, invece, l’operato di un assessore, di un tesoriere, di un “braccio destro” avviene “all’insaputa” di sindaci, segretari e presidenti di partito, capicorrente etc. Evoluzione o involuzione del metodo investigativo? Fermo restando che tutti, per un motivo o per un altro, ci auguriamo che non passino decine di anni e milioni di euro per ritrovarsi alla fine davanti ad assoluzioni, imbarazzanti stalli investigativi e processuali, sentenze di … ricominciare tutto daccapo, come già avvenuto rispettivamente per Mannino, Del Turco, Dell’Utri. La dialettica politica, poi, lascia ben poche speranze a chi nutre ancora il desiderio di partecipare o almeno di capire: a destra come a sinistra, si vede prevalere il frazionismo e lo scissionismo, con la tendenza a formare partitini a conduzione familiare o con pochi compagni di merende, allo scopo prevalente di lucrare rendite di posizione o di ricatto politico. Tutti parlano di lavoro, tutti vogliono assicurare lavoro ai giovani, ma ben pochi antepongono il problema degli ammortizzatori sociali, se l’obiettivo è la flessibilità: senza ammortizzatori adeguati, la cosiddetta “flessibilità” è la libertà degli imprenditori di guadagnare quando le cose vanno bene, di scaricare le perdite sui dipendenti quando le cose vanno male; è così semplice, che bisogna complicare il discorso per non far capire niente. E in Sicilia, nella terra del sole, piove grandina e tira vento ancora di più: vuoi coinvolgere gli elettori in vista delle amministrative? Vuoi allargare la base di consenso e di partecipazione? Vuoi avvicinare il partito alla “società civile”? Semplice: fai le “primarie”! Finisce con i magistrati che controllano eventuali brogli elettorali come nelle elezioni dell’Afghanistan. Le primarie possono essere uno strumento serio e valido, se usate seriamente; ma se strumentalizzate solo per calare dall’alto decisioni già prese, oppure per ribaltare con ogni mezzo, con truppe cammellate e prezzolate, gli equilibri interni di un partito, allora non possono che essere un ulteriore elemento di corruzione della prassi democratica. Quindi alle “primarie” dovrebbe essere innanzitutto data una “forma” inequivoca e generale, con un meccanismo che garantisca la flessibilità del motore decisionale, ma anche la riconoscibilità della volontà politica di chi realmente si riconosce in un unitario progetto politico. Riconosciamolo: piove, ma siamo ben lontani dal possedere un ombrello adeguato. Tuttavia, tutta questa “grandine” politica non deve spingere il cittadino a rinchiudersi sdegnato nel rassicurante perimetro della propria casetta, maledicendo tra sé e sé, tra un’immagine del telegiornale e un bicchiere di vino, la politica, i politici e il “governo ladro, perché piove”. Non sarebbe certo un rimedio, anche perché sappiamo bene come pressappochismo, superficialità, inosservanza delle regole, piccola o grande corruzione e, in generale, “La prevalenza del cretino”, non costituiscono prerogative esclusive del solo ambito politico; anzi… Ci sono invece segnali che possono indurre a un moderato ottimismo: come ben notava Guglielmo Tocconel suo articolo del precedente numero della rivista del lunedì, la rete web consente una moltiplicata possibilità di discussione e di confronto, di stimoli e di prospettive; parallelamente, vanno crescendo le iniziative spontanee e le forme di aggregazione basate su uno scopo o su una affinità, socio-culturale o anche parapolitica, le quali spesso danno luogo a forme spesso molto interessanti di cittadinanza attiva. Insomma, se la vecchia “sezione di partito” è moribonda – e ben pochi ormai la rimpiangono – devono essere valorizzate queste forme associative volontarie e libere, nelle quali i cittadini si impegnano senza obbligo di voto … e senza un euro di ricompensa o di tributo. Da esse possono venire forme nuove di partecipazione alla politica e, si spera, anche un rinnovamento della politica che passi necessariamente attraverso una reale democratizzazione dei partiti e trasparenza dei loro bilanci, ma anche attraverso la costruzione di un quadro culturale aggiornato e più rispondente ai bisogni attuali: così come Berlusconi, anche l’antiberlusconismo viscerale ha fatto il suo tempo, e oggi non è più in grado di portare frutti positivi, al di là del forzato collateralismo con una piccola parte della magistratura scarsamente impegnata dalla criminalità comune o mafiosa. L’impegno contro le mafie, la lotta per un’Italia più moderna e capace di investimenti pubblici che diano contributi ai livelli di occupazione, lo sforzo di equilibrare la necessità di lavoro dei giovani con il problema pensioni, la valorizzazione della cultura, richiedono partiti che si impegnano ad allargarsi sulla base di proposte politiche, e non per aggregazioni opportunistiche; richiedono una vasta mobilitazione ed un serrato confronto democratico, non la mistificata esaltazione di pochi tecnici (tecnici?) a guardia degli interessi delle banche; richiedono uomini politici selezionati da un sistema elettorale non inquinato. Però …. che grandine! … e che ventaccio! …. e come piove!

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