Sabato 17 al Circolo Alaimo si è tenuta una conferenza di estremo interesse, dal titolo La Chiesa cattolica e il Risorgimento. Relatore Marco Leonzio*

Davanti a un pubblico numeroso e attentissimo, al presidente del Circolo, prof. Nino Guercio. E al prof. Salvatore Iannitto che l’ha organizzata, il giovane storico ha iniziato con un breve bilancio sulle celebrazioni per il Centocinquantesimo dell’Unità, ia dal punto di vista del dibattito pubblico, che sotto l’aspetto storiografico.

Leonzio sostiene che i festeggiamenti dovrebbero costituire occasione e stimolo per ritornare su alcune precedenti acquisizioni che probabilmente andrebbero riviste.

Entrando nel vivo della discussione, ha fatto notare che nella più famosa opera sul Risorgimento siciliano Il Risorgimento in Sicilia (1950) di Rosario Romeo, il tema della Chiesa è curiosamente quasi del tutto trascurato. Ma anche nelle opere successive la lacuna non viene colmata (ad esempio il volume della storica inglese Lucy Riall, La Sicilia e l’unificazione italiana).

Una ricostruzione complessiva del ruolo della Chiesa nel Risorgimento in Sicilia non esiste, però esistono tanti studi settoriali su determinati aspetti del Risorgimento che dimostrano come una parte consistente del clero, specialmente del basso clero, si impegnò a fondo per la causa della rivoluzione antiborbonica. La stessa cosa dimostrano con buona evidenza le indagini effettuate sulle fonti d’archivio da parte dello stesso relatore.

Ma del resto, Garibaldi già nel proclama del 14 maggio 1860 (nel giorno in cui assume i poteri dittatoriali) fa una netta distinzione tra il comportamento del clero del resto d’Italia (ostile al processo di unificazione) e quello del clero siciliano.

Scrive Garibaldi in questo proclama intitolato Ai preti Buoni:

“Comunque sia, comunque vadano le sorti d’Italia, il Clero fa oggi causa comune con i nostri nemici, che comprano soldati stranieri per combattere italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni! Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione, si è vedere in Sicilia, i preti marciare alla testa del popolo per combattere gli oppressori. […]”

Garibaldi con queste parole tentava anche di conquistare l’opinione pubblica siciliana (popolo molto religioso) indispensabile per il buon esito della spedizione e separava i preti buoni da quelli cattivi (cioè da Pio IX e la maggior parte del clero italiano, ma diceva cose assolutamente vere.

In realtà però il clero siciliano era sempre fedele al sovrano regnante in virtù dell’antico istituto dell’Apostolica Legazia che faceva del re di Sicilia, chiunque egli fosse, il legato nato del papa, ossia il capo della Chiesa isolana.  Fu però anche fedele al Pontefice. L’arcivescovo di Palermo Naselli fu la più evidente testimonianza di questo clamoroso caso di coscienza, sospeso tra la fedeltà a Vittorio Emanuele II, legato nato del papa ma scomunicato, e la fedeltà a Pio IX.

Una conferenza, dunque, oltre che pregevole e puntuale, preziosissima perché ha messo in luce aspetti interessantissimi ma poco noti dell’atteggiamento sofferto e combattuto della Chiesa e dei credenti siciliani, atteggiamento probabilmente determinante per l’esito finale della missione garibaldina.

Marco Leonzio è dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Catania, ove attualmente tiene un corso di storiografia italiana alla Facoltà di Scienze Politiche.

E’ stato ricercatore alla Scuola Superiore di Studi di Storia contemporanea dell’Istituto Nazionale per il Movimento di Liberazione in Italia, già presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. Per conto dell’Istituto ha svolto una ricerca pluriennale su Chiesa e fascismo in Sicilia che sarà prossimamente pubblicata in una monografia.

E’ redattore della rivista di storia contemporanea “Polo Sud” e collabora con la rivista “Il mestiere di storico”.

Si è occupato prevalentemente di storia economica e sociale e di storia della Chiesa, su cui ha scritto diversi saggi. Ha recentemente pubblicato il volume L’Etna il vino, i mercanti. dimesione locale e processi di mondializzazione (1865-1906), che il 12 aprile sarà presentato a Lentini per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura.

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