La notizia dell’arresto di George Clooney mentre partecipava ad un sit-in per ricordare il dramma del Darfur ha fatto il giro del mondo.

In poche ore milioni e milioni di persone sono venute a conoscenza di questa regione di confine tra il Sudan e il Sud Sudan e della morsa della fame e della sete in cui è stretta dal Sudan. E la conoscenza dell’esistenza di un dramma è il primo passo versò a sensibilizzazione e la mobilitazione.

Il bravo, fascinoso e popolare attore è stato arrestato a Washington, sotto l’ambasciata del Sudan, assieme ad altri militanti, tra cui il padre Rick, noto giornalista da sempre impegnato nelle battaglie per i diritti civili e a favore degli oppressi.

Pochi giorni prima del suo clamoroso arresto Clooney aveva incontrato il presidente Obama ela Segretariadi Stato Hillary Clinton, il che la dice lunga sulla credibilità acquisita nel tempo dall’attore in questo campo.

Speriamo che qualcuno dei volti noti nostrani ne voglia seguire l’esempio, anziché limitarsi a lunghe prediche dai mille incomprensibili obbiettivi.

Io, da parte mia, pur non essendo un volto noto né un giornalista letto e ascoltato, provo un po’ di vergogna.

È da troppo tempo che sento parlare della Siria, delle decine di migliaia di cittadini massacrati dal loro stesso esercito per ordine dl loro stesso presidente e non ho mai scritto un rigo.

L’esempio di George Clooney è prezioso ed io voglio seguirlo senza esitazioni.

Credo sia giusto cogliere al volo le lezioni che vengono da altri, vicini o lontani, importanti o umili, popolari o poco noti.

Nel mio piccolo cercherò di tenere accesa una lucina sulla Siria più che altro per adempiere ad un dovere, a prescindere dei risultati che possono essere raggiunti. Ma se saremo in tanti, anche se tutti piccoli come me, a parlarne, a ricordarlo ai nostri amici, a tenerci informati e ad informare, sarà come se facessimo un sit-in virtuale a favore del popolo siriano.

Nessuno di noi sarà arrestato per questo e, comunque, nessuno di noi è tanto famoso da fare parlare l’intero mondo.

Ma prima o poi qualcuno si accorgerà di noi. Prima o poi qualcuno più importate di noi si vergognerà un poco e si siederà accanto a noi. Prima o poi l’opinione pubblica, la coscienza pubblica, la solidarietà pubblica cominceranno a pesare e forse l’Italia, l’Europa, il mondo Occidentale proveranno a disarmare il criminale Assad, massacratore del suo stesso popolo, e salvare migliaia di vite umane e la speranza di un mondo migliore.

 

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