La settimana scorsa è stato il periodo scelto per la rappresentazione di quattro scene della tragicommedia italiana.

Nessuna di esse entrerà nella storia perché i protagonisti sono piccoli personaggi ai margini della politica e perché le loro bravate non lasceranno traccia. Per alcuni si tratta di piccoli e patetici tentativi di mettersi in mostra, per altri infantilismo allo stato puro. Per tutti, storie senza importanza e senza conseguenza pratiche se non ai danni di loro stessi. Una sola consolazione: si tratta di personaggi superflui.

Andrea Ronchi, l’idiota. L’ex ministro del PDL, assieme ad un gruppo di altri deputati dello stesso partito, è stato colto in una sala di Montecitorio, cioè dentro il parlamento italiano a cantare a squarciagola come una comitiva di beoni: “il 25 aprile è nata una puttana le hanno dato il nome Repubblica Italiana”. Sono parlamentari della Repubblica Italiana e si trovavano dentro il Parlamento. E prendono tanti soldi, ogni mese, da quella che loro chiamano puttana.

RomanoLa Russa, l’evaso. È Assessore della Regione Lombardia, e fratello dell’ex ministro Ignazio, ma fino a pochi giorni fa nessuno lo conosceva. I suoi familiari, che ne conoscono il coefficiente d’intelligenza, gli raccomandano tutte le mattine di non farsi notare. Per lui la via della notorietà si è spalancata improvvisamente nei giorni scorsi, quando ha ricevuto un avviso di garanzia per un reato piccolo piccolo ma che lo equiparava, finalmente, ai politici di rango. Inebriato dalla notorietà ha approfittato per fare ancora qualche passo fuori dalla prigione protettiva che gli avevano costruito i suoi cari. E così ha detto ad alta voce quella che aveva sentito tante volte dire nei suoi ambienti: “Gli omosessuali sono dei malati, ma possono essere curati”. L’ha detto così, tanto per dire. Poteva dire “Viva l’Inter” o “Non ci sono più le mezze stagioni”.

S’è scatenato l’inferno. Ma non perché qualcuno ha dato peso alle sue parole, che non significano nulla, bensì perché in questo modo ha rivelato la sua esistenza, e Formigoni non sa come giustificare di avere affidato a lui un assessorato. Eli, il bon Romano, è contento, ha visto anche la sua foto su un giornale. Suo fratello Ignazio è molto seccato. Tutti gli chiedono in quale istituto lo aveva tenuto fino ad ora.

Oliviero Diliberto, l’infantile. In crisi di astinenza da telecamere e giornalisti, appena ha visto una ragazzona che indossava una maglietta con su scritto “Fornero al cimitero” ha capito che sarebbe stata la più fotografata. Di corsa gli si è appiccicato accanto per scroccare qualche click, senza capire quanto oscena, macabra e offensiva fosse l’“esca” per attirare i fotografi.

Santorum, il concorrente alle primarie USA che sta contendendo a Romney il diritto di sfidare Obama alle elezioni presidenziali, harimproverato aspramente davanti a tutti un suo fan che gli diceva “uccidi Obama” e gli ha urlato di non volere il suo voto. Era in campagna elettorale e circondato da elettori repubblicani.

Diliberto non ha chiesto nemmeno scusa, ha dichiarato di non avere nulla di cui vergognarsi e si è giustificato dicendo di non avere letto cosa c’era scritto sulla maglietta della ragazza.

Leoluca Orlando, l’irresponsabile. Solo poche parole per questo complicato personaggio che prima organizza le Primarie a Palermo e poi dice che ci sono stati brogli. Invece di schiaffeggiarsi da se medesimo per non averle saputo organizzare se la prende con il vincitore. Tutte scuse per potersi candidare lui stesso, così come ha poi fatto. Libidine da protagonismo, bulimia di prime pagine, fotografi, TV. Personaggio patetico, convinto che il mondo giri attorno alla sua persona. E coi capelli sudici.

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