Venti o trent’anni fa quello che è accaduto nei giorni scorsi a Umberto Bossi sarebbe stato considerato motivo di disonore, una macchia non più cancellabile nella vita di un uomo e nella carriera di un politico.

Oggi, nel 2012, dopo quello che abbiamo visto (e perdonato,  ingoiato e subìto) da politici ancora in sella e spesso più importanti di lui, le sue sembrano più le malefatte di uno scapestrato che vero e proprio malaffare. C’è motivo di temere che tra un mese non se ne parlerà più. E l’Umberto da Gemonio sarà ricordato come l’unico martire della furia moralistica, l’unico dimissionario per generosità verso il suo partito, la vittima del complotto interno della Lega. E chissà se non ci scapperà una lacrimuccia pensando all’eroico padre di famiglia che per aiutare un figlio minus habens e per dare alla famiglia un tetto sotto cui ripararsi si è lasciato crocifiggere senza lamentarsi.

Qualcuno si ricorderà di lui come un Politico in grado di mettere in piedi un movimento importante con il solo supporto della sua intelligenza e della sua sagacia (questa l’ho letta personalmente su facebook).

E si corre, dunque, il rischio che la pozzanghera in cui è scivolato e si è imbrattato di melma sarà ridipinta come un ameno prato fiorito e profumato con il sentiero che porta verso la definitiva consacrazione.

Dimenticheremo così amenamente chi è stato veramente Umberto Bossi per la politica italiana e per l’Italia stessa.

E invece dovremo ricordarci sempre che è stato il cialtrone e l’avventuriero che, per costruirsi una carriera nella politica, come l’apprendista stregone ha evocato mostri che avrebbero potuto diventare incontrollabili: il razzismo, la xenofobia, l’invenzione di etnie contrapposte e ostili tra loro nella stessa nazione. Attorno a questo e a fare da colonna sonora e scenografia, un linguaggio rozzo e volgare, rumori corporei, dita alzate, offese alla bandiera, all’inno nazionale, alle persone, ai giornalisti, ai suoi stessi colleghi parlamentari; tutto un catalogo di volgarità, infantilismi e oscenità da suggerire di vietarne la vista ai minori.

L’unico vero capolavoro politico di cui può vantarsi è quello di avere messo la sua pattuglia di “guerrieri” al servizio cieco di un capo molto ricco e molto potente, in cambio di una visibilità nazionale per molti anni e forse anche di vino e denaro in abbondanza.

Così dovremo ricordare Bossi, ma non perché sia degno di essere ricordato o per guardarci da lui, che non ha mai concluso niente né di bene né di male, ma per vigilare affinché non si presenti sulla scena un suo emulo e ci colga di nuovo di sorpresa.

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