Ebbi un sobbalzo quando sentii mio padre, nel corso di una chiacchierata con amici, accennare ad una certa signora “celebrissima”. Avevo da poco conquistato, anche con l’aiuto di mio padre, l’uso corretto del superlativo di “celebre” e di altri consimili aggettivi, per cui in quell’uso scorretto non colsi la “smacchiàta” catanese, ma una specie di tradimento e disorientamento.

Poco più tardi, ma anche prima della pubertà, giunsi ad afferrare il concetto per cui c’erano signore celeberrime e, con tutto il rispetto, signore celebrissime perché – come dire – su di loro si scambiavano animati pareri nei saloni di barbiere e nelle putìe di vino (allora non c’era ancorala Catania-Gela).

Mi son ricordato dell’antico episodio leggendo sulla stampa le opinioni dell’onorevole Santanché, in particolare quelle con cui pone sullo stesso piano la signora Minetti e l’onorevole Nilde Iotti, che fu partigiana e membro della Costituente, poi a lungo prestigiosa e rispettata Presidente della Camera; fu anche compagna di Palmiro Togliatti in un lungo sodalizio privo di implicazioni giuridico-commerciali e di pruderie di qualunque tipo, e a nessuno risulta che ne abbia tratto vantaggi economici o politici.

Per cui, senza alcun riferimento alla signora Minetti, che non ho il piacere di conoscere e sulla quale, da garantista convinto, non esprimo giudizi affrettati, credo che l’onorevole Santanchè avrebbe tratto giovamento dalla spiegazione di mio padre – fosse ancora vivo – sulla differenza tra signore celeberrime e signore celebrissime.

Il protagonismo femminile, frutto di un lungo e ancora non completo percorso di emancipazione, é in questi giorni assai evidente e financo rumoroso: in Francia Carla Bruni si batte leoninamente per la rielezione di suo marito; Rosy Mauro non sa più per cosa si batte,la Marcegagliacontinua a battersi per quello che si scrive “sviluppo e flessibilità” ma si legge “licenziamenti e aiutini di Stato a spese dei contribuenti”;la Fornerosi batte per diventare Primo Ministro e comincia a prendere iniziative autonome minacciando partiti e sindacati con la cosa più ovvia del mondo: se il Governo non ha la fiducia del Parlamento, tutti a casa! E, si dovrebbe aggiungere, rapide e corrette elezioni.

Saranno tutte celeberrime? Chissà!La Storiaha il brutto difetto di parlare sempre col senno di poi. E, alla fine, non distingue troppo tra uomini e donne nel celebrare e nel condannare, nell’inserire tra le figure celebri o nel gettare tra i …  “celebrissimi”.

Purtroppo, non passeranno alla Storia nemmeno le vittime della strage di Brescia: a loro è stata negata persino la memoria postuma; le loro vite – già troncate da mani vili e sanguinarie – sono state in certo senso cancellate da altre mani altrettanto vili: tutti assolti! È stato sentenziato dopo la terza inchiesta. Così come dopo la seconda. Così come dopo la prima.

Tutti assolti! Come per la strage di Bologna, come per la strage di Milano: anni di falsi pentiti, di depistaggi, di segreti di Stato, di oscure manovre, di “servizi deviati” hanno lasciato in un limbo oscuro la verità, e con essa buona parte della fiducia di un’intera generazione nelle Istituzioni italiane e nella giustizia umana.

Nessun diritto di “celebrità” toccherà mai più a quegli uomini e a quelle donne con i corpi lacerati da disegni politici criminali; forse non saranno più nemmeno considerate “vittime”: resteranno solo come l’oscura materia di un presunto mistero, scarti minimi di una memoria storica repleta di drammi negati e ridotti a simboli.

Ci restano i Partiti che non sanno come fare a meno dei “rimborsi” elettorali, i leghisti che non trovano più i loro lingotti d’oro, e poi Lusi con Rutelli che neanche lo conosce più, e Tedesco con Penati, e Casini che sembra quegli automobilisti che ingolfano il traffico perché non riescono a decidersi se stare sulla corsia di destra o su quella di sinistra, ela Forneroche sbaglia i conti sugli “esodati”, e i tecnici al governo che non ne azzeccano una e si inventano le accise sulla benzina … “per le future disgrazie” !

Ma i contorti sentieri della storia attraversano la memoria e lo spirito degli uomini anche attraverso i simboli, a volte tenaci e forti più della violenza, dell’intrigo e delle bugie multimediali: in un lontano paese orientale,la Birmania, una splendida figura di donna, Aung San Suu Kyi, resistente come un albero delle sue foreste e fragile come una gemma, dopo anni di prigionia sta sgretolando una dittatura e innestando la democrazia sul tronco sociale con la sola forza della testimonianza e delle idee di giustizia e di libertà.

Traiamone alimento per il nostro indebolito e arrugginito spirito democratico, finché è viva la pianta della Costituzione: sarà la vittoria di tutti gli acchiappanuvole del mondo, di quelli che non barattano i valori, di quelli che non cedono sui fondamenti, di quanti sono fermamente credenti e non stolidi mercanti di appartenenze e opportunità, di quelli che non credono mai a chi si presenta alla porta come “tecnico” che ripara gratuitamente tutti i guasti della casa.

Ci siamo anche noi dentro l’immagine di quella donna, c’è molto di quella donna in ciascuno di noi.

Filippo Motta

 

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