Ho avuto modo di leggere il lavoro svolto dalla Commissione nominata nell’autunno del 2010 dal Sindaco di Lentini per individuare una possibile destinazione d’uso del Palazzo Beneventano, i cui lavori di consolidamento e di restauro conservativo sono a buon punto. Almeno per quanto riguarda la parte “nobile” del Palazzo. Le proposte sono state numerose e tutte interessanti. Alla fine, la Commissione ne ha selezionate tre perché meglio delle altre rispondenti ai criteri che l’Amministrazione comunale e la stessa commissione avevano posto a base della valutazione.

Ciò che bisogna sostanzialmente garantire è che il Palazzo Beneventano, edificio di notevole pregio storico-artistico, sia convenientemente salvaguardato (custodia, manutenzione ordinaria e straordinaria), sia aperto alla fruizione della cittadinanza per attività culturali e per occasioni di incontro, costituisca un’opportunità di ritorno economico in termini di possibile attrattiva turistica e non comporti oneri economici a carico del bilancio comunale, che difficilmente potrebbe sopportarli.

Le tre proposte selezionate sono quelle della Condotta Slow Food di Lentini, del Gruppo Archeologico Leontino e del prof. Paolo Ragazzi.

Slow Food propone di destinare il complesso immobiliare a <<centro multifunzionale nel quale si realizzino in via primaria alcune attività fra di loro coerenti e sinergiche  – museali, didattiche e di ristorazione – legate alla naturale vocazione agricola>> della città.

Slow Food prevede tre sezioni tematiche:

1. Il museo del cibo e delle tradizioni alimentari mediterranee, con particolare riguardo alle specificità della Sicilia. La fruizione del museo è principalmente indirizzata al mondo della scuola, nella quale è sempre più sentita la necessità di una formazione dei giovani che contrasti pericolosi modelli alimentari imposti dalla grande industria, ai turisti che guardano con crescente interesse al mondo dell’enogastronomia quale segno di riconoscibilità e di interpretazione di un territorio, e alle persone curiose in genere. Il museo sarà completato da una caffetteria e da uno spazio dedicato alla promozione e vendita dei prodotti locali.

2. L’attività didattica approfondirà le discipline collegate alla produzione alimentare del territorio e mediterranea in generale, ed è rivolta a promuovere la cultura, la storia e la pratica delle eccellenze alimentari e gastronomiche siciliane e delle connesse tecniche produttive e di trasformazione. L’attività formativa si svolgerà in aule attrezzate attraverso corsi e laboratori rivolti a professionisti o aspiranti tali, così come ad utilizzatori non professionali.

3. L’attività di ristorazione sarà l’esemplificazione pratica del concetto di qualità alimentare elaborato da Slow Food, legato ad un’offerta dell’eccellenza gastronomica che utilizza il meglio delle materie prime locali e stagionali.

L’intero edificio può essere, inoltre, attrezzato per ospitare eventi gastronomici, manifestazioni artistiche e musicali, incontri culturali di livello regionale e mediterraneo.

Per la realizzazione del progetto Slow Food ipotizza la costituzione di una società mista pubblico-privato che veda partecipe anche il Comune di Lentini.

Il Gruppo Archeologico Leontino propone un progetto assai ambizioso. Esso prospetta un nuovo scenario che veda la Città di Lentini fulcro di una rete, o di una rete di reti, di centri urbani regionali, e non solo, accumunati dalla condivisione di vere e proprie <<invarianti>> storico-artistiche ed ambientali. Si pensi ad es. all’attivazione di una rete dei siti con fortificazioni federiciane, delle città demaniali, dei siti rupestri e così via. Il Medioevo potrebbe essere considerata l’età che ha lasciato nella nostra città segni di altissimo livello, basti pensare a Jacopo e Riccardo, che proprio a Lentini ebbero i natali. Essa è, quindi, il luogo naturale per realizzare un Centro studi sulle arti medievali in Sicilia. Esso dovrà rappresentare un unicum nel suo genere, un centro di ricerca sperimentale, un polo museale dinamico ed innovativo, vera e propria attrattiva per il grande pubblico e tappa obbligata per gli studiosi medievalisti attraverso l’uso delle tecnologie digitali di catalogazione, di rilievo, di rappresentazione e restituzione che contribuiscano a comporre un esaustivo atlante della società e delle arti medievali, altamente caratterizzate in questa nostra Sicilia.

Il centro, secondo la proposta, si dovrà articolare in sezioni e sottosezioni tematiche, specializzate (L’architettura, l’urbanistica e il territorio; la letteratura; la musica; la società), ognuna con un dipartimento di ricerca e i relativi spazi espositivi.

Il centro ha bisogno di un uso razionale di tutti gli spazi disponibili e dei servizi di supporto (portineria/ufficio informazioni, punto ristoro, bookshop, sala conferenze e proiezioni, biblioteche, locali per impianti di servizio e così via).

Anche in questo caso, si ipotizza una società mista pubblico-privato o una Fondazione che raccolga più soggetti pubblici e privati.

Il prof. Paolo Ragazzi propone, infine, di utilizzare Palazzo Beneventano come grande contenitore culturale in cui ospitare diverse sezioni tematiche. Le aree di interesse individuate sono: una casa della musica, una bottega del restauro, un’accademia del gusto con annesso museo insieme ad un orto botanico nell’area esterna.

La casa della musica potrebbe contenere una “sala prove” da utilizzare anche per altre attività come balletto, attività coreutiche, o teatro, ma anche locali dove svolgere attività didattiche e dove allocare una sala di registrazione e/o incisione.

La bottega del restauro deve servire a valorizzare le professionalità esistenti nell’arte del restauro e della salvaguardia dei beni archeologici. Si vuole, perciò, realizzare un’officina/laboratorio multidisciplinare nel campo del restauro, della conservazione e del riuso di opere d’arte pubbliche e private, come parte integrante di un’accademia di arti e mestieri.

L’accademia del gusto, che riprende un po’ la proposta di Slow Food, prevede di realizzare una cucina, dei laboratori per la produzione del pane, sale video da utilizzare anche per attività didattiche e sale per la ristorazione. Sale espositive multifunzione sarebbero disponibili anche nel piano nobile del Palazzo.

L’orto botanico dovrebbe garantire la tutela di varietà arboree e florovivaistiche tipiche della macchia mediterranea.

Si tratta di proposte di indubbio interesse, che dovranno essere sottoposte all’attenzione della città e del consiglio comunale che dovrebbe, alla fine, assumere una decisione.

C’è tuttavia un limite in queste proposte e nelle altre che presentassero le stesse caratteristiche. Non hanno alle spalle un concreto ed analitico progetto finanziario, il cosiddetto business plan, come lo chiamano i tecnici, in cui si stabiliscono costi e ricavi e, in buona sostanza, la sostenibilità del progetto. Deve, infatti, essere chiaro che il Comune non è in grado di sostenere lo sforzo finanziario che è sotteso all’utilizzo coerente di una struttura così importante. E, presto, il comune dovrà sostenere, quanto meno, i costi della sorveglianza in attesa che maturi una proposta di utilizzo autosufficiente economicamente.

Io immagino, tenuto conto delle difficoltà finanziarie del comune, due ipotesi che mi sembrano sostenibili. La prima contempla la possibilità del trasferimento del Museo archeologico di Lentini, che occuperebbe la parte nobile di Palazzo Beneventano. Sarebbe una sede di grande prestigio storico-architettonico che potrebbe comportare un forte rilancio dell’attività museale. La rimanente parte della struttura troverebbe possibilità di gestione compatibili con le risorse locali. L’altra ipotesi prevede il ricorso al project financing (finanza di progetto), cioè ad un’operazione finanziaria attraverso la quale una pubblica amministrazione realizza un’opera pubblica il cui onere finanziario è totalmente o parzialmente a carico di un privato, in base ad un piano finanziario in grado di garantire l’autofinanziamento dell’operazione stessa.

Nel nostro caso il privato sarebbe chiamato a completare e gestire Palazzo Beneventano, formulando un piano finanziario e gestionale compatibile con il valore storico e monumentale dell’edificio.

 

 

 

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