C’è un tratto comune nel modo con cui la “gente”, da qualche tempo, scambia pareri e osservazioni sulla cronaca politica o commenta le ultime notizie sulle sovrane stanze dei bottoni riportate dai media (intendo i bottoni dei pulsanti dell’arché, del potere,  non quelli coinvolti nei giochini del “burlesque”).

Non è solo l’atavica sfiducia o acrimonia verso “quelli che comandano”; c’è qualcosa di più e di diverso, conferito da una sorta di smarrimento per eccesso di notizie, di turbamento per la loro gravità, di confusione per la loro contraddittorietà, di patimento per la perdita di certezze e punti di riferimento.

Ci eravamo abituati a una certa aggressività, a volte anche solo apparente, della stampa e di alcune trasmissioni televisive nei confronti di decisioni dei governanti; adesso la “tassa per l’ingresso nelle piccole isole” e le accise sulla benzina in previsione “delle future disgrazie” non riescono più nemmeno a fare ridere.

Eravamo abituati a grandi titoli di rimbrotto etico-politico, e a dibattiti televisivi con severe implicazioni socio-filosofiche, per locuzioni improprie o veri e propri incidenti verbali dei governanti; adesso le confusioni, gli errori, le sparate della Ministra Fornero sugli “esodati”, o del Premier sul “posto fisso”, o di improvvisati sottosegretari vengono accolti appena con rassegnata inerzia.

Ci si era ormai abituati, e talvolta quasi affezionati, alle continue contestazioni di qualunque provvedimento governativo per “manifesta incostituzionalità”; ci ritroviamo con un governo manifestamente incostituzionale, per giunta anche pasticcione e parolaio, che attacca programmaticamente i consumi necessari, il reddito da lavoro e il piccolo risparmio, esonerando da qualunque serio onere la rendita finanziaria e i beni di lusso.

E poi: hai fatto carriera amministrando le Poste Italiane, fulgido esempio di inappuntabile azienda di deprecabili servizi, e in una grande banca in grande crisi? Bene! Fai il ministro dello Sviluppo (sviluppo italiano, non sviluppo dell’Intesa)!

Hai fatto carriera facendo il consulente di politici di destra, sei il Rettore di un’università privata, sei stato a lungo impelagato in una grande finanziaria internazionale di dubbia reputazione e di accertato fallimento? Bene! Sei un uomo di sicuro affidamento anche perla Sinistrae per tutto il popolo italiano!

Sei tra quelli che stanno facendo piangere i tifosi della Ferrari e ti stai mettendo a fare treni ad alta velocità in concorrenza con le Ferrovie dello Stato che non ti fanno concorrenza, anzi ti spianano vergognosamente la strada? Bene! Sei una possibile riserva della Repubblica e della Politica italiana, in caso di bisogno! E via tutti a battere le mani a “ciuffettino”Montezemolo.

E come se tutto questo non bastasse, addosso a colpire l’esterrefatta persona media del popolo italiano con argomenti da contorsionismo cerebrale: l’Italia non è comela Spagna, che è molto meglio della Grecia; però può finire peggio della Grecia … Ci sarà la ripresina nel 2012, però la situazione rimarrà grave fino alle elezioni del 2013 …  Saremo in recessione fino al 2020, però dopo le elezioni del 2013, se si rifarà questo governo, ci sarà lo sviluppo (e così avrà finalmente un senso avere un “Ministro dello Sviluppo”).

In ogni caso, si evita di dire le cose più semplici: c’è la crisi, certo; ma perché le risorse per farvi fronte devono essere attinte solo dal pozzo del reddito dei lavoratori e non essere invece “equamente” condivise con rendita finanziaria e grandi proprietari, ovvero tratte anche da riduzioni di spesa “politica” sempre annunciate e mai realizzate?

Certo, in economia capitalista un’azienda può trovarsi nella necessità di ricorrere a licenziamenti; ma perché deve essere considerata “giusta causa economica” di licenziamento prendere soldi pubblici e poi scappare con i profitti per andare a “dislocare” altrove senza reale necessità e senza adeguati ammortizzatori sociali, solo per realizzare sogni alla Marchionne, come nella fantasia della Fornero in versione “imitazione-Thatcher”?

Certo, bisogna pagare le tasse; ma perché lo ripetono sempre a chi le tasse le paga già e continua ad essere sovraccaricato del più alto onere fiscale mondiale, per giunta senza alcun riferimento con la qualità dei servizi?

Domande senza risposta. Pensieri che finiscono per vagare nell’universo come asteroidi senza sede e senza meta, destinati a infrangersi su mondi deserti; deserti come le sedi di partito.

Il mondo della politica riesce a cercare di rispondere solo nel tentativo di dar conto del maltolto, individuale o di gruppo; oppure per condannare l’antipolitica, o meglio la finta antipolitica di chi si vuol proporre come futura guida della nazione; oppure per proclamare la nascita di nuove sigle e nuove bandiere.

Eliminazione dei “rimborsi”? Contributi volontari e bilanci integralmente pubblici? Organizzazione di partito conforme per legge ad un modello democratico e non ad un modello fascista?   Vedremo … forse … però  … le lobbies … un giorno, chissà …

Che pena! C’è solo da sperare che i giovani sappiano discernere e che riescano a maturare una nuova coscienza dell’impegno politico e sociale. Uno scrittore cattolico e progressista, George  Bernanos, diceva che è la febbre dei giovani che mantiene il mondo alla temperatura normale: si potrebbe aggiungere che gli altri, quelli che giovani non sono più, ma che non hanno smarrito con la luminosità della pelle anche la luminosità dell’anima, hanno il dovere di offrire il contributo prezioso che può venire dalle battaglie perdute.

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