Se vai per Vizzini, poco dopo il bivio sulla Ragusana, trovi sulla sinistra un ampio piano limitrofo alla strada provinciale, recintato in legna alla maniera antica, declinante verso un bosco che gli fa da sfondo sempreverde.

Specialmente nelle terse giornate primaverili, si intravede per un lato la cima dell’Etna, e da un altro, tra bosco e vulcano, la lunga discesa versola Pianae il mare, quella che compare Alfio percorreva per andare a comprare il vino a Francofonte lasciando commare Lola nelle grinfie di compare Turiddu. Vizzini rimane ancora nascosta, ma già avverti sentore di ricotta.

In quel piano recintato pascolano pacifici e sereni cavalli, muli, una nutrita compagnia di asini e qualche pony; tutti pascolano tranquillamente mangiando per conto proprio quel che si trova, a nessuno viene in mente di togliere erba agli altri e accumularla per sé, né il cavallo dà del “bastardo” al mulo, né il mulo dà del “nano” al pony, e tanto meno gli asini approfittano del fatto di essere in maggioranza.

Certo, sono “solo” animali; ma la buonanima di Orwell ne potrebbe trarre utili trame per racconti paradigmatici. A guardarli, infatti, difficilmente si può fare a meno di riceverne una sorta di terapia rilassante e rinfrancante, fino quasi a dimenticare quanto avviene tra gli esseri umani, e in particolar modo quanto sta avvenendo in Italia.

Tralascio di approfondire il discorso sugli allevamenti di cani finalizzati al loro massacro “scientifico” con esperimenti di vivisezione, e sulla quantità e gravità di denunce scaraventate addosso a chi ha cercato di liberarli; tralascio di pigolare su un ceto politico che aggira i referendum, ruba sui “rimborsi”, dice e contraddice, arraffa e denuncia gli altri che arraffano,  promette progetta proclama professa ma poi in realtà semplicemente profitta pro domo sua.

Ma come si fa a tralasciare il confronto tra la saggezza di asini e muli, e l’insipienza di un governo “tecnico” italiano che tra banali errori di conteggio, improvvisazioni dissennate, tasse e auto blu che compaiono e scompaiono sta ammazzando l’Italia?

Confesso di nutrire una più spiccata sensibilità per le difficoltà dei lavoratori che per quelle degli imprenditori; ma il suicidio e la disperazione di tanti imprenditori non costituiscono più soltanto un problema “umano” e psicologico, ma un problema politico ed economico che riguarda tutti.

E invece tutte le attenzioni sono per l’imprenditore-a-contributo-pubblico “ciuffettino” Montezemolo, che ha inaugurato la sua bella ferrovia privata Milano- Napoli (più giù, no! perché rischiava di sporcarsi le scarpettine griffate; e poi l’aveva detto anche Levi che a Eboli ….), nella quale ha ripristinato – che idea geniale ! – la prima, seconda e terza classe. Neanche la sensibilità di metterci anche il carro-bestiame per qualche viaggiatore da Vizzini o dai paraggi!

E in questa tragica Italia, di misteri irrisolti e tragedie impenetrabili, di indagini dilettantesche e di sentenze contraddittorie, di furbi che arraffano e di evasori totali, di partiti incapaci di elaborare proposte politiche e dediti solo alla ricerca di alleanze sulla base di imperscrutabili accordi, di ammuffita nobiltà e di incipiente miseria, di famiglie in dissesto anche morale, adesso pare diventare cronico e strutturale un altro fenomeno negativo: uomini che uccidono donne, mariti e fidanzati che spezzano la vita alle compagne che dicono di amare.

Non fu sempre così: non solo nella tradizione della legge “dell’onore”, ma anche nella cultura classica non l’uomo, ma la donna uccideva: Agamennone non uccide Elena,  semplicemente la riconduce al suo “possesso”; è Giasone che tradisce, mentre Medea è invasa dal furore vendicativo; analogamente alle donne verghiane, seppur in modo assai diverso, anche in Ibsen la donna è “depressa e confusa” piuttosto che consapevole della propria autonomia, mentre l’uomo è comunque il vero regista e “motore” dell’azione.

Evidentemente, come ritengono alcuni interpreti, l’evoluzione della donna da un lato, dall’altro il cambiamento della società in una struttura complessa ma “liquida” che rende meno utile l’approccio “muscolare”, hanno contribuito a demolire l’idea di “possesso” della donna da parte dell’uomo; cosa che le donne ormai percepiscono compiutamente, gli uomini non ancora, o non del tutto. E di fronte all’autonomia decisionale della donna reagiscono con la violenza, a volte con la violenza estrema.

Se così fosse, il fenomeno andrebbe trattato non solo con i tradizionali strumenti repressivi o intimidatori, non solo come problema “etico” con il quale infiorare l’eloquio e quietare la coscienza, bensì come un serio problema politico.

Ma sarebbe, la politica, capace di tanto slancio? È lecito dubitarne: è più importante trovare il modo di salvare le Province e i rimborsi elettorali, di pagare i debiti del paese senza intaccare i grandi patrimoni, di tassare tutto il tassabile tranne le transazioni finanziarie. Lavoro difficile, ma sicuramente fruttuoso. Per alcuni.

Ma non bisogna cedere. Dentro ogni partito, o in qualunque altro luogo di comunicazione e dibattito, si possono e si devono cercare spazi di interlocuzione e di elaborazione e confronto delle opinioni. E spingere affinché il sistema politico italiano si liberi finalmente non solo del ciarpame disonesto, ma soprattutto dei residui di autoritarismo e corporativismo postfascista.

Tanto, nei momenti di stanchezza, si può sempre andare a fare una visitina agli asini di Vizzini, e trarne motivi di rasserenamento, di speranza e di conforto.

 

Annunci