Il 7 maggio, nell’aula consiliare sarà letta da Giusy Milanesi

Da piccola guardavo il mio mare

il mio mare era la terra

preziosa terra da coltivare

per non avere più fame.

Erano i pascoli dei padroni sazi

era l’erba della terra incolta.

Ma nel mio cuore un segreto nascosto:

nessuno si tolga il berretto

per salutare: «Servo suo, padrone».

Lottare voglio assieme agli altri

contadini, braccia forti e mente fina

sulle spalle la zappa e l’aratro pronto

per fare nella terra solchi profondi,

seminare il grano

nei feudi abbandonati.

Erano i leggendari anni cinquanta.

Gli sfruttati dai visi lunghi

scavati da stenti secolari

capirono che la terra è bene per tutti.

I contadini non erano più soli.

Donne, anziani, bambini

«Pane e Lavoro!» gridavano forte.

In Sicilia era la guerra al latifondo,

tutti ad occupare le terre incolte

con canti e suoni di liberazione

e con bandiere sventolanti di vittoria.

Anche la terra era in festa.

 

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