Questa settimana affronterò due questioni.

1. Il 24 maggio prossimo a Corleone si svolgeranno i funerali solenni per Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dalla mafia del latifondo a Corleone il 10 marzo 1948. Fu gettato da Luciano Liggio e da altri complici in una foiba di Rocca Busambra nel corleonese. I suoi resti sono stati recuperati soltanto nel 2009 e l’analisi del DNA ha confermato che si trattava del corpo di Placido Rizzotto. Il consiglio dei ministri, su proposta di Monti, ha deliberato lo svolgimento dei funerali di Stato. Il 24 maggio sarà presente anche il presidente della Repubblica. Lentini ha ricordato il sindacalista ucciso il 7 maggio scorso, quando l’Amministrazione comunale ha deciso di deporre una Targa in memoria di Placido Rizzotto e delle altre vittime della mafia del latifondo siciliano.

Mi piacerebbe molto che il 24 maggio vi fosse a Corleone il Gonfalone del nostro comune e il sindaco di Lentini con la fascia tricolore.

2. Il movimento di Grillo ha ottenuto alle elezioni amministrative del 6-7 maggio scorsi un successo indiscutibile. Ha quasi sfiorato il 9% dei consensi. Dove ha preso tutti questi voti? Noi siamo stati abituati in questi anni a pensare a Grillo come ad un uomo che si rivolgeva alla protesta di sinistra. Ma credo, invece, che abbia pescato ovunque. Non solo a sinistra. Ha preso molti voti dell’elettorato della Lega e del centrodestra. Un voto di protesta, certamente. Più che la protesta contro il governo, che pure c’è stata, la protesta contro i partiti. Ho la sensazione che Grillo incarna non l’antipolitica, ma l’antipartitismo, che non sarebbe neanche una novità nella storia del nostro Paese. Grillo è la risposta di pancia di centinaia di migliaia di persone contro gli attuali partiti, che si sono dimostrati assolutamente incapaci di riformarsi e di cambiare. In questi anni abbiamo ascoltato una montagna di chiacchiere ed una miriade di ipotesi di riforma, tutte regolarmente abortite. Quando è andata bene, abbiamo visto soltanto qualche maquillage superficiale. Non sono queste le risposte che la gente si attende. Non basta cambiare i nomi dei partiti o la facciata.

Ci vuole una rivoluzione. Un ricambio vero, radicale degli attuali gruppi dirigenti. C’è un’intera generazione di politici, di destra e di sinistra, che è lì da vent’anni (ed anche oltre) e che la gente non sopporta più. Una generazione sorda ad ogni cambiamento vero.

La protesta di Grillo si poteva, a mio giudizio, sgonfiare. Bastava raccogliere alcune delle sue proposte più significative, che avrebbero avuto, d’altronde, un forte impatto simbolico sull’opinione pubblica.

Fu così che la DC annullò rapidamente il movimento dell’Uomo Qualunque nell’immediato dopoguerra. De Gasperi raccolse alcune proposte del programma qualunquista, spuntando i principali argomenti che Guglielmo Giannini aveva agitato nel corso della campagna elettorale del 1946.

La riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione del Senato, il limite di due mandati parlamentari, la riforma e la drastica riduzione del finanziamento pubblico ai partiti sarebbero state norme che avrebbero avuto un effetto decisivo sugli elettori. E invece non si è fatto nulla. I partiti continuano a stare abbarbicati al potere, rifiutando ogni serio cambiamento. La risposta del Paese è quella che conosciamo. Si può pensare di andare alle prossime elezioni politiche con le stesse facce di ora? Sono decine i parlamentari che stanno in Parlamento da più di 4 legislature. Cito solo i primi che mi vengono in mente: Fini, Casini, Rutelli, Veltroni, D’Alema, Castelli, Berlusconi, Cicchitto, Bossi, Turco, Finocchiaro, Gasparri, La Russa, Prestigiacomo, Lumia, Melandri, La Malfa, Maroni.

Abbiamo bisogno di facce nuove. Io non voglio fare del populismo. So benissimo che la politica è una professione, ma è una professione particolare che richiede continuo cambiamento. Il politico maneggia il potere e il potere è corruzione per se stesso. E, allora, se non c’è un continuo ricambio inevitabilmente il politico diventa un ingranaggio di un sistema di potere che tende a cristallizzarsi e a degenerare. Al punto in cui siamo serve un evento straordinario. Non c’è tempo da perdere. I partiti debbono fare scelte nette, di cambiamento profondo, dire agli elettori che hanno capito la lezione e comportarsi di conseguenza. Se invece continueranno con i loro giochini, se continueranno a fare finta di niente fra un anno Grillo prenderà il triplo dei voti.

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