“È stato giusto tornare al punto di partenza e il punto di partenza è Portella della Ginestra, il punto di partenza è Corleone, la terra di Placido Rizzotto”. È questa la frase forse più significativa pronunciata a Corleone dal Presidente Napolitano. Mi è dispiaciuto non esserci stato il 24 maggio scorso per partecipare ai funerali di Stato di Placido Rizzotto. Erano, però, presenti molti cittadini lentinesi. Studenti, insegnanti, semplici lavoratori. E c’erano il sindaco di Lentini, Alfio Mangiameli, e il Gonfalone della mia città, amministratori e consiglieri comunali. C’è stata una grande partecipazione popolare, commossa e consapevole. E c’è stata, purtroppo, la nota stonata dell’arcivescovo di Monreale, Salvatore Di Cristina, che ha celebrato la messa senza chiamare al suo fianco, come prevedeva il cerimoniale del Quirinale, don Luigi Ciotti, e senza mai pronunciare, durante l’omelia, la parola <<mafia>>. Né ha voluto ricordare i tanti sindacalisti uccisi dalla mafia del latifondo siciliano, prima e dopo di Rizzotto, perché impegnati a guidare le lotte per la terra ai contadini, per il pane e il lavoro, per la giustizia e la libertà. Capisco perciò l’amarezza di Giuseppe Casarubbea, illustre storico siciliano, nipote di Giuseppe Casarubbea, dirigente sindacale, morto il 22 giugno 1947 durante l’assalto, con armi da fuoco e bombe a mano, alla sezione del PCI di Partinico. <<Quello che doveva essere un evento di Stato, laico e riparatore – scrive Casarubbea – è stato una cerimonia quasi privata, con scarsi riferimenti a ciò che rappresentò Cosa Nostra in quegli anni di piombo e di terrorismo, quando si tentò di bloccare la democrazia con la decapitazione del movimento contadino>>. Non condivido del tutto questo giudizio. Questo evento non si è esaurito con l’omelia dell’arcivescovo di Monreale. I funerali di Stato hanno, comunque, rappresentato l’occasione per una straordinaria mobilitazione di popolo non solo in Sicilia, ma in tutto il Paese.

Essi sono stati preceduti in tanti posti da momenti importanti di riflessione, che si sono intrecciati con il ricordo della strage di Capaci, dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, di Paolo Borsellino e degli uomini delle scorte. Ho avvertito, in queste settimane, un forte risveglio della coscienza civile del Paese, che sta coinvolgendo soprattutto i giovani, e che ci fa ben sperare per il prossimo futuro. Lentini è stata un bell’esempio. Un filo rosso ha tenuto insieme le iniziative di queste settimane: la Targa del Comune in memoria di Placido Rizzotto e di tutte le vittime della mafia del latifondo siciliano; l’incontro degli studenti del Polivalente di Lentini con don Tonio Dell’Olio presidente di Libera International; l’inaugurazione della “Mostra fotografica sulla vita di Pio La Torre” nei locali dell’ex Pescheria; la fiaccolata in ricordo delle vittime della mafia organizzata dalla Chiesa Madre di Lentini, dalla Chiesa Evangelica Battista, dal Comune e da tante altre associazioni cittadine; la deposizione dei fiori ai piedi dell’<<Albero Falcone>> per il XX anniversario della strage di Capaci; la mobilitazione dei giovani e delle scuole in varie occasioni, l’ultima, sabato scorso alla villa Gorgia.

Questo impegno deve proseguire. Dobbiamo trovare occasioni e strutture permanenti per andare più a fondo, per tenere viva la memoria e per capire come sono cambiate le mafie ai giorni nostri. C’è il rischio, come ricordava don Dell’Olio in un’intervista a Sat Sicilia, che noi facciamo la lotta alle mafie con una foto ingiallita delle mafie stesse. C’è, perciò, bisogno di aggiornare la nostra analisi della realtà lentinese per non correre il rischio di apprezzare certi dati (la mancanza di omicidi di mafia) e di sottovalutarne altri, soprattutto ciò che avviene nel mondo economico. Per sconfiggere le mafie non bisogna dimenticare, come insegna Giovanni Falcone, di seguire l’odore dei soldi.

È anche questo il compito di un’antimafia sociale, che vuole non solo sostenere la memoria e l’educazione alla legalità, ma anche conoscere sempre meglio l’avversario da combattere, affinando analisi conoscitive e strumenti di intervento.

 

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