Qualche giorno fa, nell’imminenza del terremoto in Emilia-Romagna, il Presidente Napolitano profferiva con autorevole prontezza parole di responsabile solidarietà assicurando il sostegno di tutta la nazione alle popolazioni colpite dal sisma; pressappoco nelle stesse ore, il Primo Ministro Monti conquistava le prime pagine dei giornali chiedendosi se non fosse meglio sospendere per due o tre anni il campionato di calcio: un esempio da manuale della differenza tra un “politico di professione” e un “tecnico”.

Il primo, con una lunga e immacolata storia di uomo impegnato nelle travagliate vicende partitiche e politiche di un popolo da cui ha avuto, direttamente o indirettamente, libero consenso; il secondo, aduso ai calcoli finanziari e alle beghe universitarie; il primo, capace con poche parole di dare il senso dell’unità di una collettività pur nelle differenze; l’altro, capace con poche parole di far ridere mezzo mondo persino in un momento di difficoltà e di lutti nazionali.

Per esaltare l’importanza dei “tecnici” in politica, bisogna che della politica si abbia una scarsissima considerazione; che può essere comprensibile al cospetto di certe facce , ma non è giustificabile né può essere produttiva.

Sarà bene che ce ne ricordiamo soprattutto noi siciliani visto che, a quanto pare, saremo presto chiamati a votare per il nostro nuovo parlamentino.

La politica regionale non  è certo uno di quei temi che, specialmente di questi tempi, sia in grado di suscitare l’appassionato interesse delle masse; benché possa essere considerata di grande utilità scientifica per spiegare alcuni termini della sociologia politica: clientelismo, correntismo, trasformismo, opportunismo, frazionismo, pressappochismo, “ concorsismo” ( inteso come concorso esterno con associazione mafiosa).

Eppure … eppure, che utilità ne verrà al popolo siciliano se andranno a votare solo gli innumerevoli e ben pagati impiegati regionali ( di per sé brave persone, naturalmente), o i clienti di “politici” di malaffare, o gli affiliati a chioschi di bibite e bocciofile di quartiere malfamato?

“Nessun dorma!”, e nessuno finga di tirarsi fuori sdegnato o indignato, perché in realtà chi non contribuirà a scegliere bene, di fatto contribuirà a scegliere male.

E non si ceda alla dilagante moda della confusione nei concetti e nelle espressioni, perché la politica  può essere realizzata da buoni o da cattivi politici, ma non da “tecnici” più o meno finti né da profittatori e pescatorbidi travestiti da “società civile”.

“Politico”  può essere soltanto chi, ai vari livelli, è in grado di emergere nel contrasto dialettico e nella rappresentanza con mezzi corretti,  esercitando una leadership liberamente riconosciuta: una parte significativa della collettività gli affida il compito di sostenere particolari interessi (legittimi, si spera), e di conciliarli sinteticamente con  altri, traducendoli in capacità di programmare, agire, realizzare,  e promuovere bene collettivo.

Il “tecnico” e “l’intellettuale” sono strutturalmente diversi dal politico: essi privilegiano il procedimento logico dell’analisi deduttiva, piuttosto che quello della sintesi induttiva; cercano, se va bene e sono onesti, la verità e la realtà assoluta, laddove il politico lavora per il possibile e il sostenibile, per il passo in avanti.

Il “politico”, per emergere come tale, deve essersi speso per ore e per giorni e per anni nella specifica palestra costituita dal posto di lavoro o dal luogo di confronto, dovrà aver consolidato le competenze  esercitando  le arti della persuasione, della cautela, della comprensione, dell’ascolto.

Sia chiaro, però: smascherare e combattere gli elettori corrotti; quelli che cercano prima ancora che i politici corrotti, bisogna come e a chi vendersi per un piatto di lenticchie, quelli che cercano licenze di costruzione in terreni inadatti, quelli che cercano privilegi, quelli che …

Insomma, come diceva il buon vecchio Max Weber, dal quale mi sono permesso di prendere qualche spunto (Marx e Machiavelli non si possono citare più: questione di moda), è fondamentale che i “leader” si formino all’interno del dibattito politico, che siano esperti nella loro professione al servizio della “polis”, che siano animati da una vocazione e da un’etica della responsabilità, di cui devono rendere conto agli elettori.

Pertanto, nulla toglie che un tecnico o un intellettuale sappiano trasformarsi e/o adattarsi; ma in tal caso sono, ormai, diventati “politici” a tutti gli effetti, perché l’etica della responsabilità deve aver preso il posto dell’etica dell’intenzione pura, e dovranno conciliare coerenza ed elasticità.

Non è “l’etica dell’intenzione” di intellettuali e tecnici che può dare un reale contributo alla gestione della politica, né regionale né nazionale: i primi finiranno col concludere ben poco, oppure con l’ inventarsi “premi al più bravo dell’anno” per migliorare la scuola italiana, o stupidaggini consimili; i secondi, ragionando con la calcolatrice in mano, non si renderanno nemmeno conto che il “corpo sociale” non può essere trattato come il bilancio di una finanziaria.

Infatti, con il governo italiano succube dei banchieri tedeschi siamo già alle comiche finali: da Obama, da Hollande, e persino dal Corriere della Sera, portavoce di Bocconi-Mediobanca,  vengono critiche e rampogne sempre più serrate alla Germania e alla politica fiscale di Monti & C., basate su un concetto semplicissimo comune persino agli usurai: se ammazzi il debitore, non avrai più niente da riscuotere; se mandi in miseria il lavoro dipendente, il gettito fiscale cala.

E Monti, non sapendo più dove tagliare reddito, si spinge a … proporre di chiudere il campionato di calcio! Berlusconi, poverino!, per non perdere un’altra premiership oltre quella di governo, ha dovuto affrettarsi a proporre di … stampare euro in Italia.

Grillo, attento! Qua ti fanno fuori a colpi di battute!

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