Con Mario Strano se ne va un pezzo molto significativo di “politica d’altri tempi”. Ci ha lasciati il 12 luglio del 2012.

Era nato a Lentini  1° gennaio del 1926. La sua famiglia veniva da Aci Catena (Orazio Strano, il cantastorie, era suo zio)

Cominciò a lavorare da “panararo” prima e da bracciante poi.

Il suo innato e fortissimo senso della giustizia lo portò da giovanissimo a partecipare alle lotte bracciantili e a frequentare la Camera del Lavoro, di cui divenne presto dirigente.

Contemporaneamente militava anche nel Partito Comunista, dove era considerato giovane su cui puntare. Per questa ragione il suo partito a fare esperienza in Emilia Romagna. Qui conobbe da vicino gli scioperi a rovescio, che i lavoratori disoccupati praticavano nei confronti dello Stato, sistemando strade interpoderali, fossi di scolo, canali autonomamente e senza certezze di remunerazione.

Tornato a Lentini divenne segretario della Camera del Lavoro in un periodo di tremenda crisi occupazionale. Richiamandosi al Decreto Gullo sull’imponibile di manodopera nelle campagne e rielaborando l’esperienza emiliana avviò una campagna di sciopero a rovescio in salsa lentinese: centinaia e centinaia di braccianti andavano a zappare, senza l’autorizzazione dei proprietari, gli agrumeti che ne avevano bisogno ma erano lasciati in stato di trascuratezza. A volte le paghe arrivarono, altre volte no. Nell’ottobre del 1948 scoppiò il caso che rimase nella storia e che consacrò Mario Strano come dirigente coraggioso e convincente: in contrada Vaddara, in una vasta proprietà del Barone Beneventano giunsero nove carabinieri per cacciare i lavoratori abusivi. Senza tanti preamboli né validi argomenti lo arrestarono mentre intimavano agli altri di lasciare il fondo. Ma i suoi compagni tentarono di liberarlo. Da ciò nacque uno scontro epico tra lavoratori e forze dell’ordine. I carabinieri furono disarmati, dispersi per le campgna ed alcuni anche feriti.

Agli occhi dei lavoratori quella era stata una psedizione punitiva richiesta non dalle autorità ma personalmente dal Barone. E in realtà non era mai accaduto, in decine di altri casi che le forzee dell’ordine procedessero con tanta decisione all’arresto di un sindacalista. Qualche mese dopo furono processati 220 lavoratori, molti dei quali furono condannati.

Mario Strano Rimase in carcere per 14 mesi in attesa di un’accusa, senza potere incontrare un avvocato. Quando ci fu il grande processo fu assolto per non aver commesso alcun reato. Nessuno gli chiese mai scusa né lo risarcì per i 14 mesi vissuti in galera. Era chiaro il tentativo di intimidire sindacati e lavoratori. Ma egli con grande sangue freddo riuscì a trasformare il carcere in una occasione per studiare, leggere, approfondire. E dopo i 14 mesi di galera, anziché perdere tempo in lamentele e vittimismi, in cause e richieste di risarcimenti, si ripresentò sul fronte sindacale e politico più preparato e determinato di prima.

Tornò a dirigere la Camera del Lavoro, poi fu candidato alle elezioni regionali e venne eletto Deputato con una travolgente affermazione personale.

Successivamente fu chiamato a dirigere la Lega Nazionale delle Cooperative, l’Alleanza Contadina, l’Associazione Provinciale dei Produttori Agrumicoli e Ortofrutticoli.

Dovunque è andato ha sempre lasciato un forte esempio di trasparenza, onestà, disinteresse e straordinario impegno nel lavoro.

L’ultima volta che lo vidi, tre anni fa, mi colpì la sua lucidità, la sua capacità di collegare fatti persone ed episodi e di capire connessioni e conseguenze e lo straordinario numero di libri che sbucavano dai posti più impensati.

Molti politici più giovani non conoscono né la storia del movimento bracciantile a Lentini né il valore di Mario Strano, né la sua cultura, ma chi non ha mai scambiato l’estremo disinteresse per dabbenaggine lo ricorda come un Maestro.

Da parte mia spero di coinvolgere alcun amici e compagni per organizzare un incontro per ricordarlo degnamente e solennemente.

 

 

 

 

 

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