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Redazionale: Tesi di Luciella Failla su Turi Vasile

La nostra giovane e splendida concittadina Luciella Failla  il 19 marzo ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione. Le inviamo le nostre congratulazioni e i più sentiti auguri di una luminosa carriera. Ne parliamo qui anche perché la Tesi che ha discusso (relatore la professoressa Sarah Muscarà Zappulla) riguarda un personaggio caro a tutti i Lentinesi, il concittadino onorario (e figlio di un lentinese) Turi Vasile, autore e regista teatrale, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, scrittore e giornalista. Nella sua Tesi Luciella illustra con puntualità, inaspettato senso critico, molte testimonianze e innumerevoli rivelazioni la vita intensa e sempre creativa del poliedrico artista-intellettuale. Purtroppo non siamo in grado di pubblicare l’intera tesi, ma le conclusioni del lavoro, tracciate dalla stessa Luciella, daranno al lettore un quadro completo, anche se estremamente sintetico, della personalità del Maestro. Lasciamo dunque la parola  a Luciella Failla.

 

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CATANIA

FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA

Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione-Editing

 

LUCIELLA FAILLA

 

TURI VASILE FRA NARRATIVA, TEATRO E CINEMA

Tesi di Laurea

Relatrice:

Ch. ma Prof.ssa  SARAH MUSCARÀ

Anno Accademico 2010-2011

 

 

 

CONCLUSIONI 

Il presente lavoro ha mirato alla ricostruzione della variegata e multiforme attività artistica di Turi Vasile, analizzando le principali opere teatrali, cinematografiche e narrative prodotte nel corso della sua carriera.

Dopo un attento vaglio delle opere, supportato dal dibattito critico prodotto sull’attività di Vasile, è emerso un elemento fondamentale che si ripete costantemente nella sua produzione, soprattutto teatrale e narrativa, ovvero l’importanza delle origini siciliane, della memoria e del passato, su cui forgiare la propria vita e il proprio lavoro.

Un altro dato che emerge dal presente studio è poi la capacità dell’autore di evolversi nella sua scrittura, adeguandosi sempre al contesto storico e sociale in cui opera, dimostrando così di possedere un importante elemento di attualità.

Per quanto riguarda il teatro, dallo studio critico delle principali opere è emersa la costante evoluzione delle tematiche e dell’ambientazione, dapprima quasi esclusivamente regionali per poi divenire più attuali, nazionali, in linea con i cambiamenti storico-sociali avvenuti nel periodo storico in cui si inseriscono, ovvero quello della Seconda Guerra Mondiale e del dopoguerra. Le sue opere sono quindi testimonianza, specchio di una società in profondo cambiamento e mutano al mutare delle condizioni del Paese in cui l’autore vive e opera, fermo restando il suo grande interesse per la realtà siciliana, da cui proviene e di cui continua a scrivere.

Anche nell’ambito del cinema Vasile è un autore che riesce a stare al passo coi tempi, lavorando con i più grandi cineasti italiani, dagli anni ’40 del Novecento ai giorni nostri. Da questa trattazione emerge l’importanza che l’autore ha rivestito in particolare nel cinema italiano del dopoguerra e degli anni ’60, scrivendo soggetti e sceneggiature e producendo numerosi film per registi come De Sica, Fellini, Germi, Comencini, Risi, Visconti, Zampa, Antonioni, Rossellini, Brusati e De Filippo, anche in questo caso evolvendosi costantemente, fino a lavorare, a partire dalla fine degli anni ’80, ad importanti serie televisive di successo con registi come Lizzani, Corbucci, Tessari e Izzo.

Vasile è anche regista, oltre che autore e produttore, e ha diretto sei film tra il 1956 e il 1960, che si inseriscono nel filone del cosiddetto “Neorealismo rosa”, corrente nata proprio in quegli anni. Il regista in questi film dà una visione un po’ leggera ma attuale e reale della società dell’epoca, descrivendo scorci di vita vera ma forse poco trattati. Tra questi spicca Gambe d’oro, del1958, in cui Vasile descrive in modo lucido, precorrendo i tempi, un tema molto attuale ai giorni nostri, il calcio professionistico e l’aspetto economico ad esso connesso, che arriva a guastare i rapporti d’amicizia tra i giocatori e a snaturare la sua vera essenza, quella di gioco appunto. Questo film si distingue anche per la presenza di Totò, che però Vasile tratteggia in modo insolito, perché veste i panni di un cinico e spietato presidente che mira solo ad arricchirsi, ma di cui alla fine vengono messe in evidenza le caratteristiche bonarie e positive.

Anche in questo caso dunque emergono l’aspetto di attualità di Vasile e il suo evolversi e adeguarsi ai tempi in cui opera.

Infine, per quanto concerne la narrativa, il presente lavoro ha cercato di evidenziare il tema fondamentale che si ritrova nelle raccolte di racconti e nel romanzo, che si ricollega anche con le opere di teatro, cioè quello della memoria, dell’infanzia, degli affetti familiari, del passato, dell’importanza delle origini da cui trarre linfa vitale per il presente. È poi emersa una costante della produzione di Vasile, quasi un filo rosso che attraversa tutte le sue opere: il binomio Sicilia-Roma, l’importante rapporto  tra passato e presente, tra infanzia e maturità, tra gli affetti del passato, primo fra tutti il padre, e quelli del presente, l’amatissima moglie, i figli e i nipoti.

Con la presente tesi si è cercato di dare il giusto rilievo al lavoro di un importante autore siciliano che ha dato tanto al teatro, al cinema, alla narrativa del nostro Paese con l’ingegno, la personalità e l’originalità che lo rendono unico nel panorama artistico italiano.

La Chiesa nel Risorgimento, conferenza di Marco Leonzio a Lentini

Sabato 17 al Circolo Alaimo si è tenuta una conferenza di estremo interesse, dal titolo La Chiesa cattolica e il Risorgimento. Relatore Marco Leonzio*

Davanti a un pubblico numeroso e attentissimo, al presidente del Circolo, prof. Nino Guercio. E al prof. Salvatore Iannitto che l’ha organizzata, il giovane storico ha iniziato con un breve bilancio sulle celebrazioni per il Centocinquantesimo dell’Unità, ia dal punto di vista del dibattito pubblico, che sotto l’aspetto storiografico.

Leonzio sostiene che i festeggiamenti dovrebbero costituire occasione e stimolo per ritornare su alcune precedenti acquisizioni che probabilmente andrebbero riviste.

Entrando nel vivo della discussione, ha fatto notare che nella più famosa opera sul Risorgimento siciliano Il Risorgimento in Sicilia (1950) di Rosario Romeo, il tema della Chiesa è curiosamente quasi del tutto trascurato. Ma anche nelle opere successive la lacuna non viene colmata (ad esempio il volume della storica inglese Lucy Riall, La Sicilia e l’unificazione italiana).

Una ricostruzione complessiva del ruolo della Chiesa nel Risorgimento in Sicilia non esiste, però esistono tanti studi settoriali su determinati aspetti del Risorgimento che dimostrano come una parte consistente del clero, specialmente del basso clero, si impegnò a fondo per la causa della rivoluzione antiborbonica. La stessa cosa dimostrano con buona evidenza le indagini effettuate sulle fonti d’archivio da parte dello stesso relatore.

Ma del resto, Garibaldi già nel proclama del 14 maggio 1860 (nel giorno in cui assume i poteri dittatoriali) fa una netta distinzione tra il comportamento del clero del resto d’Italia (ostile al processo di unificazione) e quello del clero siciliano.

Scrive Garibaldi in questo proclama intitolato Ai preti Buoni:

“Comunque sia, comunque vadano le sorti d’Italia, il Clero fa oggi causa comune con i nostri nemici, che comprano soldati stranieri per combattere italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni! Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione, si è vedere in Sicilia, i preti marciare alla testa del popolo per combattere gli oppressori. […]”

Garibaldi con queste parole tentava anche di conquistare l’opinione pubblica siciliana (popolo molto religioso) indispensabile per il buon esito della spedizione e separava i preti buoni da quelli cattivi (cioè da Pio IX e la maggior parte del clero italiano, ma diceva cose assolutamente vere.

In realtà però il clero siciliano era sempre fedele al sovrano regnante in virtù dell’antico istituto dell’Apostolica Legazia che faceva del re di Sicilia, chiunque egli fosse, il legato nato del papa, ossia il capo della Chiesa isolana.  Fu però anche fedele al Pontefice. L’arcivescovo di Palermo Naselli fu la più evidente testimonianza di questo clamoroso caso di coscienza, sospeso tra la fedeltà a Vittorio Emanuele II, legato nato del papa ma scomunicato, e la fedeltà a Pio IX.

Una conferenza, dunque, oltre che pregevole e puntuale, preziosissima perché ha messo in luce aspetti interessantissimi ma poco noti dell’atteggiamento sofferto e combattuto della Chiesa e dei credenti siciliani, atteggiamento probabilmente determinante per l’esito finale della missione garibaldina.

Marco Leonzio è dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Catania, ove attualmente tiene un corso di storiografia italiana alla Facoltà di Scienze Politiche.

E’ stato ricercatore alla Scuola Superiore di Studi di Storia contemporanea dell’Istituto Nazionale per il Movimento di Liberazione in Italia, già presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. Per conto dell’Istituto ha svolto una ricerca pluriennale su Chiesa e fascismo in Sicilia che sarà prossimamente pubblicata in una monografia.

E’ redattore della rivista di storia contemporanea “Polo Sud” e collabora con la rivista “Il mestiere di storico”.

Si è occupato prevalentemente di storia economica e sociale e di storia della Chiesa, su cui ha scritto diversi saggi. Ha recentemente pubblicato il volume L’Etna il vino, i mercanti. dimesione locale e processi di mondializzazione (1865-1906), che il 12 aprile sarà presentato a Lentini per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura.