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Mario Strano

Con Mario Strano se ne va un pezzo molto significativo di “politica d’altri tempi”. Ci ha lasciati il 12 luglio del 2012.

Era nato a Lentini  1° gennaio del 1926. La sua famiglia veniva da Aci Catena (Orazio Strano, il cantastorie, era suo zio)

Cominciò a lavorare da “panararo” prima e da bracciante poi.

Il suo innato e fortissimo senso della giustizia lo portò da giovanissimo a partecipare alle lotte bracciantili e a frequentare la Camera del Lavoro, di cui divenne presto dirigente.

Contemporaneamente militava anche nel Partito Comunista, dove era considerato giovane su cui puntare. Per questa ragione il suo partito a fare esperienza in Emilia Romagna. Qui conobbe da vicino gli scioperi a rovescio, che i lavoratori disoccupati praticavano nei confronti dello Stato, sistemando strade interpoderali, fossi di scolo, canali autonomamente e senza certezze di remunerazione.

Tornato a Lentini divenne segretario della Camera del Lavoro in un periodo di tremenda crisi occupazionale. Richiamandosi al Decreto Gullo sull’imponibile di manodopera nelle campagne e rielaborando l’esperienza emiliana avviò una campagna di sciopero a rovescio in salsa lentinese: centinaia e centinaia di braccianti andavano a zappare, senza l’autorizzazione dei proprietari, gli agrumeti che ne avevano bisogno ma erano lasciati in stato di trascuratezza. A volte le paghe arrivarono, altre volte no. Nell’ottobre del 1948 scoppiò il caso che rimase nella storia e che consacrò Mario Strano come dirigente coraggioso e convincente: in contrada Vaddara, in una vasta proprietà del Barone Beneventano giunsero nove carabinieri per cacciare i lavoratori abusivi. Senza tanti preamboli né validi argomenti lo arrestarono mentre intimavano agli altri di lasciare il fondo. Ma i suoi compagni tentarono di liberarlo. Da ciò nacque uno scontro epico tra lavoratori e forze dell’ordine. I carabinieri furono disarmati, dispersi per le campgna ed alcuni anche feriti.

Agli occhi dei lavoratori quella era stata una psedizione punitiva richiesta non dalle autorità ma personalmente dal Barone. E in realtà non era mai accaduto, in decine di altri casi che le forzee dell’ordine procedessero con tanta decisione all’arresto di un sindacalista. Qualche mese dopo furono processati 220 lavoratori, molti dei quali furono condannati.

Mario Strano Rimase in carcere per 14 mesi in attesa di un’accusa, senza potere incontrare un avvocato. Quando ci fu il grande processo fu assolto per non aver commesso alcun reato. Nessuno gli chiese mai scusa né lo risarcì per i 14 mesi vissuti in galera. Era chiaro il tentativo di intimidire sindacati e lavoratori. Ma egli con grande sangue freddo riuscì a trasformare il carcere in una occasione per studiare, leggere, approfondire. E dopo i 14 mesi di galera, anziché perdere tempo in lamentele e vittimismi, in cause e richieste di risarcimenti, si ripresentò sul fronte sindacale e politico più preparato e determinato di prima.

Tornò a dirigere la Camera del Lavoro, poi fu candidato alle elezioni regionali e venne eletto Deputato con una travolgente affermazione personale.

Successivamente fu chiamato a dirigere la Lega Nazionale delle Cooperative, l’Alleanza Contadina, l’Associazione Provinciale dei Produttori Agrumicoli e Ortofrutticoli.

Dovunque è andato ha sempre lasciato un forte esempio di trasparenza, onestà, disinteresse e straordinario impegno nel lavoro.

L’ultima volta che lo vidi, tre anni fa, mi colpì la sua lucidità, la sua capacità di collegare fatti persone ed episodi e di capire connessioni e conseguenze e lo straordinario numero di libri che sbucavano dai posti più impensati.

Molti politici più giovani non conoscono né la storia del movimento bracciantile a Lentini né il valore di Mario Strano, né la sua cultura, ma chi non ha mai scambiato l’estremo disinteresse per dabbenaggine lo ricorda come un Maestro.

Da parte mia spero di coinvolgere alcun amici e compagni per organizzare un incontro per ricordarlo degnamente e solennemente.

 

 

 

 

 

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Nonno Silvio e zio Umberto

A me cominciano a fare tenerezza.

Assomigliano a quei nonni sempre tra i piedi, che dicono sempre le stesse cose e che tutti, amorevolmente, correggono, spingono dove non li sente nessuno, accontentano.

Ma un nonno è un nonno. Bisogna avere considerazione delle sue amnesie e delle ripetizioni, della perdita del senso della realtà e delle beffe che a volte si fanno di noi.

Sto parlando di Silvio e Umberto (Gianni e Pinotto? Stanlio e Onlio? Franchi e Ingrassia?).

Ogni tanto appaiono su un palco e ne sparano qualcuna delle loro. Fuori dal tempo e dalla realtà.

Silvio ogni giorno dichiara qualcosa, senza tenere in nessun conto o dimenticando quello che ha detto la sera prima.

Le ultime raffiche sono recenti, di pochi giorni fa.

In un convegno di giovani pidiellini ha detto che potremmo uscircene dall’area euro oppure cacciarne via la Germania.

E che ci vuole? Come quella volta che sul Monte Grappa da solo catturò novanta soldati nemici, due tenenti. dodici caporali e quaranta muli, compresi moschetti e baionette.

Poi disse pure che il leader dei moderati resta lui (e chi se non l’uomo più moderato d’Italia?)

Infine disse che, visto che loro, i giovani pidiellini, lo pregavano così tanto per ricandidarsi, sempre loro, i giovani piediellini, dovevano garantirgli il 51% dei voti. Non dei loro voti ma di quelli di tutti gli italiani.

Lui, a sua volta, garantì il voto entro ottobre.

L’indomani, davanti alla stessa platea, Alfano ha precisato che nel PDL si faranno le primarie e che si andrà a votare nel 2013. Il nonno lasciatelo stare, sapete com’è!

Il fratello del nonno, zio Umberto, dopo qualche settimana di silenzio è tornato a parlare in un sezione della Lega in quel di Brebbia, ridente paesino di ,3.360 abitanti in provincia di Varese

Davanti ad un pubblico che immaginiamo straripante, in un bel saloncino di 4 metri per 6, ha scaldato gli animi (c’era un freddo cane) parlando di secessione. Poi, sottolineando la frase con il gesto che lo contraddistingue (e viene il sospetto che sia sponsorizzato da una fabbrica di ombrelli), ha detto “Roma di merda, Italia di merda, magistrati di merda, ci hanno teso una trappola per distruggerci!”. Si riferiva alle note vicende Belsito – ndrangheta – Tanzania – diamanti – lingotti – Trota – lauree albanesi.

Il nonno e suo fratello, sono così: cercano sempre di spararle uno più grossa dell’altro.

Simpaticoni!

Vuoi che ti voti la Legge anti corruzione? E tu cosa mi dai? di Guglielmo Tocco

 

Le parole usate nella “trattativa” non sono state esattamente queste, ma la sostanza è proprio questa.

La “trattativa” (la parola è tra virgolette perché riporta in mente altre “trattative” di cui si riparla in questi giorni, per esempio quella tra mafia e Stato), la trattativa, dicevo, si è svolta apertamente e senza censure Da una parte c’era l’onorevole Fabrizio Cicchitto a nome del PDL, partito di maggioranza relativa che sostiene il Governo Monti, e dall’altra e la Ministra Severino in rappresentanza del Governo, il PD e l’UDC.

“Noi giudichiamo questa legge iniqua, ingiusta, sbagliata, cattiva, da Stato di polizia e non ci piace.” Sosteneva Cicchitto  “Ma noi ve la votiamo. Al Senato, però, dove i nostri voti saranno decisivi, ve la bocceremo. A meno che non ci date qualcosa in cambio: una legge che voi non vorreste ma a noi piace, quella della responsabilità civile dei giudici. Decidete voi cosa fare.”

Un proposta così, in qualsiasi posto si fosse svolto, l’avremmo definito tentativo di ricatto, proposta di voto di scambio, dialogo tra ladroni, camarilla, inciucio e chi più ne ha più ne metta, ma qua eravamo a Montecitorio, il luogo dove i riuniscono gli “onorevoli”.

Quindi si trattava solo di una trattativa onorevole.

E poi, si stava trattando della legge anticorruzione. Non è educato da parte nostra dire qualcosa del tipo “Cominciamo bene” oppure “Ma questi da dove ci sono piovuti (in corretto lentinese di unni ni ghioppunu)?”

Passasse questa legge “liberticida” sapete quanti deputati e senatori non potrebbero più essere ricandidati e andrebbero a finire in galera per i reati più diversi?

Pensate solo a Dell’Utri. Come farebbe l’Italia senza un senatore di quel calibro?

I suoi appassionati interventi, le sue proposte di legge, le sue ferme prese di posizione quando li farà  se non in una delle prossime legislature? In quelle passate è stato impegnato in trattative di altro tipo e problemi con la giustizia.

E senza Cosentino, Romano, Lusi, Belsito, Milanese ecc., tutti galantuomini senza macchia di cui l’Italia ha estre,o bisogno. Come faremmo?

Ravo Cicchitto, hai fatto bene; se vogliono una legge che chiuda le porte del Parlamento a questi e ad alcune altre decine di eroi (se lo era Mangano, perché non dovrebbero essere eroi anche questi?), almeno facciamo pagare giudici e PM che hanno loro rovinato la reputazione!

Di Pietro r i leghisti hanno votato contro.

Il primo ha scoperto che il grillismo porta visibilità sui media e voti. Coerentemente con questo voto farà votare i suoi senatori a favore della legge voluta da Cicchitto, rinnegherà il suo passato di Pubblico Ministero e promuoverà un referendum per cambiare nome a tutte le vie e piazze intestate a Falcone e Borsellino. Viva la libertà.

I Leghisti delle vicende interne di Paesi stranieri non s’impicciano. Al massimo, per cortesia, prendono gli stipendi, i vitalizi, i rimborsi spese (ah, quanti sacrifici si fanno per mantenere buoni rapporti col vicinato!)

Il “ciapa no”, di Guglielmo Tocco

Conoscete il “Ciapa no”? È un gioco di carte. Deriva dal tressette, di cui mantiene il valore delle carte e il punteggio. Ma da questo differisce proprio nella sostanza. Vince chi fa meno punti. La meta da raggiungere è quella di perdere e tutte le strategie, le tattiche, i trucchi, gli inganni e le invenzioni sono finalizzati a questo.

È il gioco storico della sinistra italiana. Ed è così bello che ha conquistato le simpatie anche delle altre forze politiche. Da un po’ lo praticano con profitto anche la destra o quel che si cela sotto il pudico nome di PDL e il centro (campioni italiani juniores sono Rutelli, quasi imbattibile, e Fini, anche qui eterno secondo).

Campioni mondiali di questo gioco sono i leghisti: dapprima con quattro voti e due rudimentali idee risalenti al medioevo inopinatamente erano arrivati a governare una Nazione che considerano straniera, ma appena hanno capito che governando si è sotto osservazione, per non cascarci più hanno messo a segno alcuni colpi magistrali ed hanno perso così anche le pochissime possibilità che erano loro rimaste di fare la mosca cocchiera ad un nuovo capo.

Grandissimi campioni del “Ciapa no” italiano sono il PD, il micro arcipelago della sinistra, il PDL (nuovo entrato, ma già formidabile), l’eterna UDC.

Comincio dall’ultimo partito. Questo è tanto bravo che parlare è perfino superfluo. Il suo leader che anche quando è solo in bagno e riflette a voce alta mentre si fa la barba si parla come se si rivolgesse a folle oceaniche (tono alto e sillabe scandite) da tempo adotta una strategia semplice ma efficace: finge di giocare ma non gioca. Nessuno è tanto sicuro di non vincere come chi non gioca.

Il PDL, sedutosi da poco al tavolo, sta dimostrando talento e volontà eccezionali: dalla nomina monocratica a segretario di quel bravo giovane di Angelino (sissignori, Angelino!) Alfano alle sbarrulate (scusatemi il termine dialettale, ma rende meglio l’idea) di Berlusconi è arrivata una lunga serie di ruzzoloni (il più clamoroso quello delle Amministrative) che dovrebbero mettere questo partito al riparo dei rischi di vittoria e della responsabilità di andare di nuovo a governare.

Di Pietro, inseguendo Grillo e piazzando qualche buon colpo alle amministrative di quest’anno e dell’anno scorso, ha corso il serio rischio di un sostanzioso incremento dei suoi voti, col conseguente pericolo di entrare, con i giusti alleati, a far parte del prossimo governo,. Ma è furbo l’ex PM, perciò per evitare ogni eventualità di questo tipo si è affrettato a rompere col PD, l’unico partito che potrebbe trascinarlo sulla cattiva strada: “Ma che c’azzecco io col Governo”?

La micronesia della sinistra storica sta vivendo uno dei ricorrenti momenti di esaltazione: il vento che preannuncia altre legnate comincia a spirare. I suoi leaders sanno che camminano sul velluto, ma le cautele non sono mai troppe e così stanno pensando ad un nuovo frazionamento che porti alla nascita di un nuovo partitino, stavolta figlio della FIOM. Falce, Martello e Masochismo è il nuovo motto.

Niki Vendola, per quanto colto e intelligente sia, sembra non avere capito bene a che gioco stiamo giocando: parla di lavoratori, dei problemi del Paese, della necessità di unire la sinistra. Insomma, sembra convinto che vincere è meglio che perdere. Se non lo fermano questo rischia di rovinarsi.

Un rischio da principianti, che un partito come il PD, erede della lunga esperienza democristiana e comunisti, non correrà mai.

Appena gli altri (leggi PDL) perdono qualche punto e lo scavalcano verso il basso, esso reagisce subito con la cessione dei punti in più.

Dopo le “trovate” di Berlusconi (stampini per euro privati e presidenzialismo alla Arcorese), Bersani ha subito ristabilito l’ordine con le nomine delle authority in perfetto stile Craxi-Forlani (operazione non andata a buon fine, ma di grande effetto mediatico, almeno per la buona volontà) e con la dichiarazione pubblica di volersi alleare con Casini (che, tra l’altro, ne respinge il corteggiamento). Mai si dica che è pronto a governare!

E Grillo? Quello, privo di esperienza com’è, sta giocando la sua partita a vincere. Naturalmente gli altri lo lasciano fare, ridendo sotto i baffi e dandosi gomitate d’intesa. Il cerino acceso resterà a lui.

Dovesse andar male questa possibilità, è pronto un Piano B: ABC e Napolitano chiederebbero a Monti di fare il piccolo ulteriore sacrificio di rimanere a Palazzo Chigi ancora per una decina d’anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cavaliere, a quando il Moto Perpetuo? di Guglielmo Tocco

 

 

Ammettiamolo: l’idea è formidabile!

Ma v’immaginate? Restare nell’area Euro, continuare ad usare l’Euro, ma stampare l’euro con la nostra zecca. Vi sembra cosa da poco? Non dovremmo più dar conto a nessuno e quando ci sarà una necessità, come in questo periodo, risolviamo tutto stampando euro “privati”.  Insomma L’Italia sarà un Paese ricchissimo,  anzi, l’unico  Paese al mondo ricco quanto vuole.

Tutti gli altri Paesi al mondo, singoli o associati come noi dell’UE, hanno il diritto di coniare e  mettere in circolazione denaro corrispondente alle riserve aurifere del Paese e l’obbligo di non superarlo.  Se hai una riserva (che è in sostanza la garanzia) di mille chili d’oro, puoi stampare quanta moneta vuoi,  chiamarla come vuoi, ma tutti quei biglietti messi insieme devono corrispondere al valore del tuo oro.

Sai, ci sono tutti questi lacci e laccioli dei creditori, dei rapporti con le altre monete e con gli altri Stati e c’era sempre da tenere presente il valore d’acquisto della moneta: dieci mila lire valevano di più o di meno secondo il variare dei tempi e il costo della vita.

Con questa geniale idea tutto questo si bypassa. Ti serve un milione di euro per comprare il nuovo missile alla moda? Una settimana di lavoro alla zecca ed eccoli là belli freschi di stampa. Ti serve un miliardo per il ponte di Messina? Dieci giorni di lavoro ed eccoti i soldi. Hai altri problemi di terremoti, esodati, grandi opere pubbliche, scuole, sanità? Qualche settimana  di lavoro e tutto è possibile.

Meraviglioso! Mai sentito il paradiso così vicino.

E poi, le prospettive che apre.

Alle banche e alle grandi imprese si potrebbe affidare il conio privato, in modo da non dovere, ogni volta che ne hanno bisogno, chiedere soldi allo Stato. Esse non avranno certo problemi di spazio o di personale per stampare direttamente banconote da cinquecento euro senza sosta, così da non ricorrere allo Stato.

Per i pensionati e i lavoratori dipendenti e i disoccupati, sempre in cerca di soldi, è prevista una soluzione diciamo così, casalinga: possono gestire in proprio, con  l’aiuto di mogli, figli e cognati ancora non sposati, le cosiddette “zecche da cantina” (ma si dice così solo per semplificare: la stampatrice potrà essere collocata anche in garage o in soffitta). Li chiameremo Euro DC (da cantina).

Per queste ultime categorie sociali ci sarà solo da stare a attenti al cosiddetto rischio “Totò e Peppino”, che dovettero inventare la banconota da undicimila lire perché con quella da dieci non coprivano le spese.

Ma è un rischio dovuto solo alla loro ignoranza. Col tempo anche loro impareranno. Fino a cinquant’anni fa genitori e nonni previggenti ai bambini, per i morti, regalavano giochi tipo “il piccolo falegname” o “il piccolo dottore” adesso regaleranno “il piccolo stampasoldi” con , n miniatura, il conio. Così cominceranno ad abituarsi.

Poi pensate a quanti altri problemi verranno eliminati date un conio a Lusi o a Bossi e vedrete che non avranno più tempo di andare alla Camera.

E immaginate quanti campionati potrà vincere il Milan dal momento che potrà comprare i migliori calciatori del mondo, e quante Champions League vinceremo, quanti quartieri Olgettina potremo aprire e quante minorenni potrà portarsi a letto Berlusconi senza intaccare il patrimonio di famiglia.  E quanti parlamentari si dimetteranno perché finalmente avranno un altro modo di racimolare denaro.

Insomma a me sembra un’idea straordinaria.

Dimenticavo: è venuta a Silvio Berlusconi. Il quale, 48 ore dopo ha dichiarato che è grave che sia stato preso sul serio. E qui concordo  perfettamente.

Per onestà, nonostante il mio entusiasmo, devo dire che l’idea non è originalissima.  Un mio vecchio amico l’aveva proposta già una quarantina di anni fa col suo libro “I promessi soldi”. Non dirò il nome per delicatezza, ma per aiutarvi a capire il tipo vi dico solo che si autodefiniva “pittore, scultore, scienziato e filosofo universale” e che sosteneva di avere inventato il Moto Perpetuo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frasi (Che Diventeranno) Celebri, Di Guglielmo Tocco

La più bella l’ha detta Angelino Alfano: “Bisogna cambiare l’offerta politica”

Ho un amico che aveva una pizzeria. Con il tempo le cose andavano sempre peggio. Adesso ha aperto  un bar. Non è che gli stia andando benissimo, ma almeno ha tentato.

Berlusconi, quando era solo un imprenditore,  cambiò perché intuì che con le televisioni private si poteva guadagnare di più. E cambiò anche se con l’edilizia le cose non gli andavano male.

Con gli affari è così: non bisogna affezionarsi troppo: vai dove ti porta il guadagno. Sii sempre pronto a cambiare offerta. O, per dirlo meglio, a riciclarti.

Angelino è molto giovane: dategli il tempo ed imparerà anche lui che i partiti e le “offerte politiche” dovrebbero nascere dai bisogni di una parte della popolazione, per rappresentare esigenze materiali o ideali. Il poco tempo che ha avuto a disposizione e le frequentazioni gli hanno consentito di imparare qualcosa solo sulle aziende. Così dopo la batosta delle amministrative vedrà cosa proporre agli azionisti: buttiamoci a sinistra, apriamo una sezione di Scientology, facciamoci crescere i capelli e suoniamo le chitarre o inventiamo il partito dei dama-scacchisti, che ancora manca. Insomma, in un modo o in altro bisognerà tornare a vendere. Forse si daranno alla moda.

Anche il Trota non è andato male: ha detto ce lui di quella laurea non sapeva niente, che non conosce neanche una parola di albanese e che a Tirana non ha mai messo piede.

Dopo i compratori  clandestini di case, che rovinarono Scajola, e i restauratori della notte, che misero in cattiva luce Bossi padre, ecco la Spectre delle lauree false, pericolosa organizzazione segreta internazionale nata al solo scopo di far fare brutta figura alla Lega con il vile strumento dei titoli scolastici .

Maroni, il segretario in pectore della Lega ha dichiarato che forse i deputati e i senatori leghisti lasceranno il Parlamento. Si dedicheranno solo a rendere più ricca, più libera, più bella la nazione mai nata della Padania (con esclusione di Milano, Torino, Genova, Parma e tutte le altre città di un certo peso). Così i terrun di Bologna. Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo capiranno quant’è dura vivere senza di loro. Speriamo di farcela, ma temo che senza Gemonio e Pontedilegno il turismo crollerà.

L’Incantatore di Serpenti,  il Grande Imbonitore è arrivato ultimo in ordine di tempo e forse anche come fantasia.

Mentre in Italia si parla di crisi, di disoccupazione, di fallimenti e suicidi, di Rizzotto e di Falcone, di attentati e morte nelle scuole e di nuovo terrorismo, di costi della politica, lui che a tutt’oggi è il capo del maggior partito italiano, di cosa parla? Di un’altra storia, interessante ma che non c’entra niente, una storia che lui per primo sa che non c’entra proprio. Ha parlato di “semiprenzialismo alla francese a doppio turno”. Spettacolare. Giornali e TV convocati apposta per non ascoltare niente. Ma intanto devono comunicare al mondo la vera notizia: il negozio è ancora aperto. Aspettiamoci un invito per la sfilata sella collezione estate-autunno 2012. Loro sono immortali, come i Forrester di Beautiful.

Panoramica, di Guglielmo Tocco

1)

L’orribile, inumano, inaccettabile massacro di ragazzine nella scuola di Brindisi lascia inebetiti. Come si può? Come hanno potuto concepirlo e metterlo in atto? Qualunque sia la matrice, i mandanti e gli esecutori sono esseri estranei al genere umano. Neanche il termine “assassini” è sufficiente per loro. Chiunque l’ha pensata, chiunque l’ha messa in atto, chiunque ne è venuto a conoscenza e non ha fermato l’orrendo crimine si è macchiato di un delitto contro l’umanità, la speranza, l’innocenza. E lo ha fatto per raggiungere degli obbiettivi, per conseguire risultati e utilità.

Non possono essere perdonati. Non possono farla franca. Né noi tutti, cittadini pacifici, possiamo tacere e subire la bestiale violenza di pochi.

Partecipiamo a tutte le iniziative possibili contro il terrorismo e contro la mafia.  Reagiamo con tutte le nostre forze. Per Melissa, per i ragazzi feriti, per i nostri figli, per la convivenza pacifica, per la libertà e per il futuro.

2)

Nel pomeriggio di sabato 19 in piazza Umberto si è svolto un presidio di lutto e di reazione a cui ha partecipato una buona rappresentanza della città e dei partiti. Per mantenere un livello minimo di civiltà è importantissimo fare sentire alle belve che l’intera Italia è contro di loro, che sono esclusi ed isolati, che non piegheranno una nazione civile con la loro violenza, né otterranno trattative di qualsiasi tipo e a qualsiasi livello.

3)

Finalmente è giunta l’ora di Gaetano. La statua del Libero Randagio amico di tutti i lentinesi è stata collocata in piazza Taormina domenica 20 maggio. Grazie a lui e al grande Enzo Caruso, apostolo dell’amore per gli animali, l’intera città è cambiata ed è migliorata enormemente. L’attenzione e l’amore per gli animali sono diventati tratti distintivi dei lentinesi. Una delle più alte ragioni dell’orgoglio lentinese. Uno dei segni di riconoscibilità della nostra città.

4)

Il neo Presidente francese Holland appena eletto ha nominato i 34 ministri del suo Governo. 17 di essi sono donne. Non ha aspettato una legge he glielo imponesse. D’altra parte non c’è nessuna legge che lo impedisce. Neanche in Italia c’è una legge che lo impedisce, ma finora nessun presidente del Consiglio ha fatto qualcosa del genere. E nessun Presidente di Regione, nessun Presidente di Provincia, nessun Sindaco.

Dicono che i maschi sono più bravi. E certo, se le donne continuano ad essere escluse, come faranno mai a crescere? E nel  frattempo a perderci di più non sono loro, ma l’intera Nazione, alla quale vengono a mancare la metà dell’intelligenza, della sensibilità, delle motivazioni, degli slanci di cui potrebbe disporre.

In realtà i criteri per la scelta di un ministro o di un assessore (regionale, provinciale o comunale che sia) talvolta sono meritocratici, ma molto più spesso sono di ordine politico: sono i partiti di provenienza che li scelgono, in base alla loro fedeltà (ai capi dei partiti), al loro peso elettorale, agli equilibri interni. Si tratta, dunque di criteri politici che tengono in grandissimo conto le esigenze dei partiti. Aumentare fortemente la presenza delle donne nel Governo o nelle Giunte risponderebbe a criteri politici di ben più ampia prospettiva, permetterebbe di mettere in circolo risorse straordinarie per qualità e quantità.

Non posso fare a meno di pensare al contributo che alcune assessori donne hanno dato alla nostra città. Le ricordo tutte con molta ammirazione, alcune, come Maria Marino, con affetto, ma penso che per una ragione o per l’altra alcune si sono distinte particolarmente: la inarrivabile Graziella Vistrè, Lidia Costanzo e Maria Arisco.

Mi fa piacere cogliere l’occasione per complimentarmi con Nuccia Tronco, l’attuale assessore (tra tante altre cose) alla Cultura. Non sono in grado di seguire e giudicare tutti quanti i suoi ruoli  in Giunta, ma per quanto riguarda il campo che seguo meglio, la cultura, posso spingermi a dire che si sta dimostrata formidabile.

Speriamo che il suo esempio incoraggi i sindaci, i partiti, gli elettori a riflettere meglio, quando ci sarà da scegliere in futuro.